Renzi

Retroscena choc: Renzi fatto fuori, ecco chi saranno segretario Pd e candidato Premier

Domenica 5 marzo 2017 potrebbe essere una data fondamentale per la parabola (discendente) di Matteo Renzi.

L’inchiesta esclusiva dell’Epresso, significativamente intitolata “Il giglio nero”, sarà resa nota e rischierà di essere un macabro fiore posato sulla tomba del renzismo.

Gli 80 euro da restituire e lo scandalo Consip stanno minando in maniera determinante le speranze di rilancio per l’ex sindaco di Firenze, malamente sconfitto lo scorso 4 dicembre nel cruciale referendum costituzionale.

Ma i nemici peggiori Renzi sembrerebbe averli proprio all’interno del suo stesso partito.

Il piano sarebbe questo: mettere all’angolo Matteo Renzi (forse addirittura impedendogli la candidatura, dopo la demolizione d’immagine per vie giudiziarie e mediatiche), far eleggere Andrea Orlando come segretario del Partito Democratico e puntare su Dario Franceschini come Premier dopo le elezioni.

Franceschini Orlando Renzi

“Nel momento in cui, dopo dicembre, il sistema maggioritario è venuto meno, è sempre più difficile che il segretario del partito di maggioranza relativa sia anche il premier“. Lo ha detto proprio il ministro Andrea Orlando, candidato alla segreteria del Pd, pochi giorni fa in un incontro alla Fondazione Corriere della Sera. “Per i limiti che mi riconosco – ha aggiunto -, non sarei in grado di fare le due cose contemporaneamente e penso sia giusto pensare ad altre figure in grado di guidare il governo ma anche tenere insieme la coalizione“.

L’idea sarebbe quindi quella di andare al voto con Andrea Orlando come segretario, utilizzare una legge elettorale di tipo proporzionale per eliminare la possibilità di un governo monocolore (M5S in particolare) e poi imporre Franceschini come figura soddisfacente per centrosinistra e centrodestra, tutti dentro nell’ennesimo inciucio.

La scissione Pd, in quest’ottica, facilita la candidatura di Orlando, evitando di disperdere gli antirenziani fra troppi nomi in lizza. Per fare la pace c’è sempre tempo… dopo le elezioni.

E Michele Emiliano? In questo scenario, il suo ruolo parrebbe relegato a quello da semplice avversario da battere per Orlando, il vincente designato.

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