Ricorso Equitalia, cartelle “inesistenti”: come fare ricorso per dirigente incostituzionale

RICORSO EQUITALIA PER CARTELLE “INESISTENTI”La bomba giudiziaria della sentenza 37/2015 della Corte costituzionale getta nel panico Agenzia delle Entrate ed Equitalia: c’è il rischio paralisi degli uffici, con un’ondata di ricorsi imponente contro cartelle esattoriali che, come spiega la sentenza della Consulta, sono da considerarsi non soltanto nulle, ma persino “inesistenti” (il vizio più grave e insanabile).

Dopo aver letto le ultime notizie di ieri, molti si sono chiesti: ma come faccio a sapere se è incostituzionale propio il dirigente dell’Agenzia delle Entrate che ha firmato l’atto da cui è derivata la mia cartella Equitalia?

Per rispondere a questa domanda, di seguito pubblichiamo un testo adeguato per mettere in essere questo particolare tipo di ricorso.

Ricorso Equitalia, avvertimenti e approfondimenti sulle ultime notizie della sentenza della Corte costituzionale

Avvertimento: la seguente formula non è valida per imposte locali, contributi previdenziali Inps, sanzioni amministrative, eccetera, in quanto si tratterebbe di cartelle Equitalia non derivate dall’Agenzia delle Entrate (ed è lì che la Corte costituzionale ha bocciato le “promozioni” senza concorso dei funzionari diventati dirigenti in modo non legittimo.

Importante: consigliamo la lettura dell’articolo di ieri, per comprendere meglio la natura della sentenza di ieri della Corte Costituzionale sull’Agenzia delle Entrate e, di conseguenza, su Equitalia.

Ricorso Equitalia, il testo da utilizzare contro il dirigente incostituzionale

CARENZA DI POTERI DI FIRMA DEL “DIRIGENTE” CHE HA SOTTOSCRITTO L’ATTO
Violazione ed eccesso di potere in relazione all’art. 42, comma 1 – DPR 600/1973 e dell’art. 7 – L. 212/2000: inesistenza giuridica dell’atto impositivo per carenza del potere dirigenziale del delegante o di chi ha sottoscritto l’avviso di accertamento, in mancanza della sua qualifica di dirigente.

Il ricorrente contesta l’assenza di poteri in capo al dirigente, dott. _________, che ha sottoscritto l’atto prodromico (avviso di accertamento del _______ ) dal quale è scaturita l’impugnata cartella esattoriale.

Questi, infatti, non sembra essere dotato dei necessari poteri per sottoscrivere gli atti dell’Agenzia delle Entrate con effetti sul contribuente, poiché semplicemente “incaricato di funzioni dirigenziali” e non “dirigente” a seguito di concorso pubblico, così come risulta da istanza di accesso agli atti effettuata dal ricorrente (all. n. 1).
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2015, che ha dichiarato illegittimo il D.L. n. 16/2012 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), la nomina a dirigente del dott. _______ che ha firmato l’atto prodromico deve ritenersi nulla con effetto retroattivo.

Ne consegue che, alla data in cui è stato formato e firmato l’atto prodromico, il dott. _______ era privo dei poteri per poter impegnare e rappresentare l’Ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.
Per come più volte chiarito dalla giurisprudenza unanime, l’avviso di accertamento è nullo se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva dal medesimo delegato (articolo 42 del Dpr 600/1973). Se la sottoscrizione non è quella del capo dell’ufficio titolare, incombe all’amministrazione finanziaria dimostrare il corretto esercizio del potere sostitutivo da parte del sottoscrittore e la presenza della delega in caso di contestazione (così Cass. sent. n. 14942/2013).
Peraltro, in caso di imposte sui redditi e Iva (cfr. rinvio all’articolo 42 del Dpr 600/1973 operato dall’articolo 56 del Dpr 633/ 1972) deve essere invece dichiarata la nullità dell’avviso di accertamento, se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato (Cassazione 18758/2014).
In questo contesto, ora la sentenza 37/2015 della Consulta dichiara incostituzionale l’articolo 8, comma 24, del Dl 16/2012, che consentiva alle Agenzie fiscali di coprire, in attesa dei concorsi, le posizioni dirigenziali con il ricorso a contratti individuali di lavoro a termine stipulati con funzionari interni.
La conseguenza è che l’atto prodromico è inesistente perché emesso da soggetto privo di qualifica e di poteri. L’inesistenza dell’atto prodromico trascina con sé anche l’inesistenza della conseguente cartella esattoriale oggi impugnata. Circostanza che il giudice dovrà dichiarare anche d’ufficio, stante la sentenza della Corte Costituzionale che qui si allega (all. n. 2).

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