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Riforma pensioni 2015: frecciata del Papa al governo Renzi

RIFORMA PENSIONI 2015 (ULTIME NOTIZIE DI OGGI 8 NOVEMBRE) – Dopo la bocciatura del governo Renzi alle proposte di Tito Boeri, anche il Papa parla di pensioni. E le parole di Papa Bergoglio suonano tanto come una frecciata al governo Renzi e alla (mancata) riforma pensioni.

Papa Francesco ha parlato in un incontro a piazza San Pietro con i dipendenti e i dirigenti Inps, ricordando come il diritto alla pensioni non può mancare, così come non può mancare la consapevolezza della “altissima dignità” di ogni lavoratore.

Il Papa ha definito la cura dei pensionati come la “custodia del diritto al riposo”. Francesco insomma ammonisce al non pensare soltanto ai numeri, ma alla costruzione di una “vita a misura d’uomo” in cui non vengano dimenticate le “radici spirituali”.

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Riforma pensioni 2015 (ultime notizie 8 novembre 2015): Papa Bergoglio difende la dignità di ogni lavoratore e il diritto a essere sostenuti durante e dopo la vita lavorativa

Il Pontefice ha evidenziato la crescente complessità delle sfide che riguardano le pensioni e che sono connesse alle caratteristiche della società odierna. E infine è arrivata la vera e propria stoccata ai nostri politici.

Il Papa ha parlato di “estremismi aberranti” che hanno snaturato il concetto di “cessazione lavorativa“. Il monito del Papa ha poi riguardato “l’assicurazione per la vecchiaia, la malattia, gli infortuni legati al lavoro“, tutti punti che non dovrebbero mai mancare nella nostra società.

Sopratutto, il Papa ha voluto sottolineare che la pensione è un diritto, che la dignità di ogni lavoratore è altissima e che il suo reddito va sostenuto sia durante (forse un riferimento al reddito di cittadinanza?) che dopo la vita lavorativa.

Riforma pensioni 2015 (ultime notizie 8 novembre): altro che “custodia del diritto al riposo”, per il governo Renzi contano solo le direttive di Bruxelles

Il mondo che vorrebbe il Papa, insomma, è ben diverso da quello delineato dalla legge di Stabilità del governo Renzi, nella quale mancano il reddito minimo agli over 55 rimasti senza lavoro (come avrebbe voluto il presidente Inps Tito Boeri), manca la flessibilità in uscita per non essere costretti a lavorare fino alla soglia dei 70 anni (impedendo fra l’altro ai giovani di avere una propria dignità lavorativa), mancano interventi sulle pensioni inferiori ai 1.000 euro (sono quasi la metà di quelle erogate e Renzi aveva promesso un aumento, poi mai arrivato), manca insomma qualsiasi provvedimento per proteggere la “altissima dignità” del lavoratore.

Sulle pensioni il governo Renzi (come i suoi recenti predecessori) ha semplicemente seguito le direttive di Bruxelles. E potete capire da voi quanto agli eurotecnocrati possa fregare della “custodia del diritto al riposo”.

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