riforma pensioni 2016

Riforma pensioni 2016: governo Renzi, il punto dell’amara situazione

RIFORMA PENSIONI 2016 (29 FEBBRAIO) – Anno bisesto, anno funesto: le ultime notizie sul governo Renzi arrivate dalla Corte dei Conti hanno fatto tremare contribuenti e pensionati. Anche oggi, come ogni giorno, vi proponiamo le ultimissime sulle pensioni: in particolare, in questo post cercheremo di fare un punto della situazione (che, come avete già capito dal titolo dell’articolo, è decisamente amara).

Partiamo da un dato di fatto: le pensioni non sono mai state nell’agenda del governo Renzi. Le preoccupazioni principali del nostro esecutivo si sono rivolte altrove: nuova legge elettorale, riforma della Costituzione (cioè cambiare le regole del gioco per assicurarsi la vittoria nelle prossime elezioni), Jobs act (cioè far contenta Confindustria con il precariato permanente e il licenziamento libero), decreti per salvare le banche (e fregare gli obbligazionisti subordinati).

In tutto questo, per le pensioni, in due anni di governo, non c’è stato praticamente nulla.

riforma pensioni 2016

Riforma pensioni 2016: Inps e previdenza non sono mai stati nell’agenda del governo Renzi. In due anni, il nulla

Il governo Renzi si è occupato di previdenza soltanto quando è stato costretto dalla Corte Costituzionale a rispettare una sentenza che ha bocciato la norma Fornero contenuta in un dl del governo Monti (cioè il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori al triplo del minimo Inps): anche in questo caso, il governo Renzi ha dimostrato di aver ben poco a cuore le sorti dei pensionati, visto che il rimborso pensioni si è aggirato appena sui due miliardi, mentre il bottino era di circa una ventina.

Gli 80 euro per i pensionati? Gli interventi sulle pensioni sotto i mille euro? Renzi li aveva promessi entro il 2015, ma non si è visto nulla.

Da due mesi siamo nel 2016 e la riforma pensioni del governo Renzi ancora non si vede. E vi togliamo subito le illusioni: non si è vista e non si vedrà, perché l’Ue ha blindato la riforma Fornero e Matteo Renzi, anche se ogni tanto abbaia contro Juncker perché piace all’opinione pubblica, nei fatti ha sempre obbedito alle direttive di Bruxelles. Renzi ha le mani legate perché ha bisogno che l’Ue gli conceda un po’ di flessibilità extra sui conti pubblici, in modo da poter sperperare qualche miliardo in uno dei suoi tipici regalini elettorali (80 euro in busta paga, 500 euro agli insegnanti e ai neo-diciottenni, eccetera).

Riforma pensioni 2016: i tagli sulla reversibilità sono un rischio reale. E a fine anno aspettatevi il ricatto per far vincere il SI’ al referendum costituzionale

Le Amministrative 2016 e il referendum costituzionale si avvicinano, i sondaggi per Renzi e per il Pd sono in calo e il Premier ha un disperato bisogno di accattivarsi le simpatie degli elettori. O meglio, di promettere qualcosa che faccia desiderare agli italiani che il governo non salti con la vittoria del NO al referendum costituzionale.

Vi ricordate la flessibilità in uscita dal lavoro? Quella per mandare in pensione qualche anno prima i lavoratori anziani? Per mesi l’hanno promessa nella legge di Stabilità dell’anno scorso, ma non se ne è fatto nulla. Adesso fonti di Palazzo Chigi l’hanno promessa di nuovo per la Stabilità di fine anno, cioè, guarda caso, proprio dopo il referendum costituzionale. L’idea è piuttosto chiara: mettere sul piatto la flessibilità in uscita per convincere gli italiani a rovinare la Costituzione.

Concludendo, la vera riforma pensioni 2016 del governo Renzi sarà quella su reversibilità, assegni sociali e altre prestazioni previdenziali e assistenziali: non vi fidate delle smentite di Renzi, Padoan e Poletti, nella relazione tecnica del cosiddetto ddl Povertà è scritto nero su bianco (tanto è vero che Cesare Damiano ha chiesto una modifica del testo) che sono previste “razionalizzazioni” (cioè tagli) sulle pensioni di reversibilità.

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