Sanremo 2012, dieci, cento, mille Celentano

Adriano Celentano accende la polemica, come sempre in Italia conta più la forma che la sostanza. Il pluri-premiato Celentano crea in quel del festival un’atmosfera surreale, qualcosa di disarmante che fa esplodere più di un fragoroso applauso, le parole di Adriano sono schiette e sincere, critiche sentite, nette, lapidarie, opinabili ma traboccanti senso di giustizia. Eppure in Italia torna a contare più la forma che la sostanza.

La polemica esplode perché Celentano invoca la chiusura di Avvenire, Famiglia Cristiana e delle altre testate cristiane, ma le ragioni vengono oscurate dalla eco delle sue parole: Celentano non ha detto che Famiglia Cristiana dovrebbe chiudere perché è sbagliato che esista, ha detto che deve chiudere perché non fa più il suo lavoro, quello di rincuorare il malato, quello di formare lo spirito, di preparare il credente all’aldilà. Le testate della CEI e dell’area vaticana in genere è fatto noto che ultimamente si occupino soltanto di politica e di società e sempre meno di spiritualità, questo è quello che ha contestato Celentano, ma la verità fa male.

Neanche una parola spesa, da parte di tutti i media nazionali, riguardo all’attacco più che legittimo di Celentano alla Consulta che ha annullato un milione e duecentomila firme di referendum, raccolte per la revisione dell’attuale legge elettorale.

Festival “commissariato” e cantanti arrabbiati perché passati come contorno all’esibizione di Celentano. Su questo non si può dir di no. Il Festival di Sanremo non è più una manifestazione musicale, ma è un salotto d’attualità. Questa però non è certo una novità, insomma, ce ne accorgiamo solo ora? E perché poi? Perché Adriano Celentano ha detto qualcosa che non è piaciuto ?

Ma andiamo un attimo a fare una breve analisi di quanto ha detto Adriano Celentano a Sanremo, perché forse a qualcuno è sfuggito:

– la chiesa torni a occuparsi di cose dello spirito e smetta di fare politica,
– l’Italia torni a essere governata nell’interesse del popolo,

cosa c’è di “offensivo” in queste parole, al punto da spingere il direttorissimo generale della Rai a mandare di volata il suo vice per cambiare le carte in tavola?

Ma dieci, cento, mille Celentano! L’atmosfera che ha creato, l’aria di teatro in un Ariston violentato ormai da anni, qualcosa di davvero indimenticabile. Quell’oretta di Celentano sul palco è valsa indubbiamente tutta la sera buttata davanti alla TV in attesa che il molleggiato vi mettesse piede.

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