Santachiara su Left:”Come il potere patriarcale usa le donne”

La rinascita della Sinistra e la lotta per il progresso sociale passano anche dalla questione femminile, che dunque viene strumentalizzata dal sistema mediante la cooptazione di donne funzionali agli scopi. Il sasso nello stagno è stato lanciato da Stefano Santachiara dalle colonne di Left-Avvenimenti nella simbolica data del 25 aprile.

L’intellettuale declina i temi cruciali attraverso dati storici, raffronti statistici, scelte politiche e propone riflessioni ai lettori atrofizzati da una comunicazione mainstream che “alterna generici allarmi e impennate d’ottimismo” confinando “a mero calcolo di quote rosa” una questione che è intrecciata a tutte le altre.

Scrive l’ex corrispondente del Fatto Quotidiano:

Hillary Clinton corre per la successione a Barack Obama. E tutti a salutare quella che potrebbe essere (ma forse no, finendo per consegnare il governo alla destra americana) la prima donna alla guida degli Usa. E’ quasi una panacea per la questione femminile, Hillary, e poco importa se ciò avvenga sulla scia del marito Bill e col sostegno delle lobby di Wall Street. Il valore è simbolico. Per le classi dominanti sono da celebrare le donne che acquisiscono, in perfetta continuità politica, ruoli storicamente appannaggio degli uomini. Fu su Margareth Thatcher che i conservatori puntarono per piegare le Unions e prosciugare il welfare state inglese, la cancelliera Angela Merkel è la depositaria del SuperEs dell’ area Euro, per non parlare di Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale”.

Santachiara ricorda come in Italia le donne non abbiano mai avuto accesso alla presidenza della Repubblica e del Consiglio, al ministero dell’ Economia, alla guida della Corte costituzionale. Matteo Renzi ha sventolato più volte le sue otto ministre distraendo da problemi più seri, come quelli sociali ed etici. Secondo il Global Gender Gap Report il divario resta netto nel mondo del lavoro: gli uomini sono il 71 per cento dei dirigenti contro il 29 delle donne e, in media, guadagnano 2.000 euro in più all’anno. Per l’Ocse ancora oggi le italiane in media svolgono lavori casalinghi per 6,7 ore al giorno contro le 3 degli uomini, inoltre le ragazze di 15 anni ottengono già risultati migliori dei coetanei in abilità di lettura ( con un punteggio di 510 contro 464) e scientifica ( 490 a 488 ). Eppure, sottolinea provocatoriamente il giornalista d’inchiesta,

di questo capitale umano si può fare a meno, se la legge Fornero, ad esempio, applicata e non modificata, cementa (tra le altre cose) lo squilibrio nelle responsabilità familiari. Il ministro del governo Monti ( una donna, ma al solito non progressista ) ha introdotto per il padre il congedo parentale obbligatorio. Ma è di un giorno nei primi cinque mesi dalla nascita del figlio, allungabile fino a tre, sottraendoli però al monte-giorni della madre. In Norvegia, Paese pioniere vent’anni fa, il congedo parentale è di quarantasei settimane a stipendio pieno, di cui dodici riservate al padre. Siamo in ritardo anche nel potenziamento di asili nido pubblici, nella deducibilità dei costi per baby sitter e badanti. E certo non aiuta la parità, la precarizzazione permanente del Jobs act”.

Per quanto riguarda la rappresentanza politica, l’articolo di Left coglie il problema essenziale: “Il sistema consta di una gabbia che perpetua nomine correntocratiche e capilista bloccati nelle liste elettorali, le donne (come gli uomini) vengono cooptate solo se aderenti a un preciso schema in grado di assorbirle e, ove possibile, strumentalizzarle. I piccoli avanzamenti sono rivendicati da un marketing padronale che vuole significare la concessione dall’alto di un diritto naturale sancito in Costituzione. Matteo Renzi, sin da quando amministrava Firenze, compie scelte simboliche che il presenzialismo mediatico gli permette di capitalizzare. Prima di lui però la sinistra non ha certo fatto meglio, perché ha conosciuto una sola leader di partito, Grazia Francescato dei Verdi”.

I paragoni con gli altri Paesi sono impietosi: ”Nel Regno Unito, in vista delle politiche del 7 maggio, si è saldata una nuova alleanza tra donne: Natalie Bennett, leader dei Verdi, Nicola Sturgeon, premier scozzese a capo dello Scottish national party, e la gallese Leanne Wood del Plaid Cymru. Al termine del confronto televisivo dedicato alle opposizioni, le tre candidate si sono abbracciate sul podio della Bbc. La scena, tra l’isolamento di Nigel Farage dell’ Ukip, all’estrema destra, e lo stupore del laburista Ed Miliband, è emblematica quanto il significato politico. Si tratta infatti di progressiste under 50 che hanno vincolato l’eventuale sostegno a Miliband ad una mutazione della linea del Labour dopo un ventennio di Terza via blairiana: il ritorno a sinistra. In Italia, a contendere una leadership, sono state Rosy Bindi nel 2007 contro il “creatore” del Pd Walter Veltroni, e Laura Puppato, altra moderata cattolica, con chances di vittoria perfino minori, stretta nel 2012 tra Matteo Renzi, Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Bruno Tabacci. Di Maria Elena Boschi si dice che governi ogni riunione ma è perché “ quando parla lei tutti sanno che a parlare è Renzi”.

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Il ragionamento di Santachiara evidenzia i meccanismi del sistema patriarcale, legittimato da una subcultura egemone legata alle religioni monoteiste del “Dio Padre”, insistendo sulle condizioni che hanno favorito “feroci persecuzioni in particolare nel Medioevo, e pratiche che affliggono ancora milioni di cittadine: mutilazioni genitali nell’ Africa subsahariana, in condizioni aggravate da malnutrizione e malattie; lapidazioni delle adultere in Paesi governati da fondamentalisti islamici; in India spose-bambine e abusi sulle donne appartenenti a sottocaste”. Alla base delle sopraffazioni, “più dell’indigenza economica, vi è l’oscurantismo. Lo si evince anche scorrendo gli occidentalissimi verbali di stupri, molestie e maltrattamenti domestici, o dall’ascolto di processi per femminicidio: il più delle volte lui reagisce all’emancipazione, quando lei si ribella o reclama semplicemente la propria indipendenza”.

Si ritorna quindi ai rapporti di forza e ai centri di diffusione del sapere:

La Storia diffonde il punto di vista dei vincitori. E, in ogni parte del globo, sono stati sviliti gli importanti contributi che le donne, malgrado le costrizioni, hanno donato al progresso umano e ambientale”. Non è un caso, sostiene Santachiara, che i miglioramenti delle condizioni di vita si siano realizzati in peculiari condizioni di vuoti di potere dovuti a rivoluzioni o mutamenti economici: ”Durante la Rivoluzione francese la girondina Olympe De Gouges, poi uccisa dai giacobini, diede alle stampe la Dichiarazione dei diritti della donna. Un’altra breccia fu aperta nel Risorgimento, mentre si faceva l’Italia a dispetto del potere temporale della Chiesa. Durante la Resistenza le partigiane, 30.000 tra staffette e guerrigliere, ruppero l’abituale esclusione dalla vita pubblica partecipando alla fase costituente. Le energie sono andate via via sprigionandosi quando la contaminazione tra movimento femminista e sessantottino, sospingendo sindacati e partiti di sinistra, ha contribuito al “trentennio glorioso”. L’interazione si fondava sul comune convincimento che la libertà socio-economica fosse legata al percorso di emancipazione sessuale. E da qui dovrebbe ripartire la sinistra, coinvolgendo le donne che oggi forniscono visioni alternative in tanti campi della società”.

Il timore del sistema, conclude Santachiara, “è sempre lo stesso: che donne e uomini si affranchino costruendo nuovi rapporti di spazio e tempo liberati, secondo i bisogni naturali di salute, consumo consapevole,conoscenza e creatività votate al benessere collettivo”.

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