Sapete quanto ci è costato il salvataggio banche? Resterete senza parole

SALVATAGGIO BANCHE, IL COSTO COMPLESSIVO PER LO STATO E’ MOSTRUOSO

Era “l’unica soluzione, comunque la migliore”. Parliamo dei miliardi sborsati dallo Stato (cioè da tutti noi contribuenti) per salvare le banche venete dopo il crac di Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Adesso Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, e Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ci assicurano che è tutto sistemato. La crisi bancaria è terminata.

Non è la prima volta che sentiamo questa storia: era già stata raccontata il 22 novembre 2015, dopo il bail-in denoantri per Banca Etruria. Cassa Ferrara, Carichieti e Banca Marche.

Mettiamo comunque caso che stavolta sia davvero finita. Quanto ci è costato salvare le banche in questi ultimi anni?

Il bilancio (provvisorio, non si sa mai…) è di 68 miliardi. Parliamo di una cifra pari a un paio di finanziaria belle pasciute. Quanto basterebbe per garantire il reddito di cittadinanza per più di 4 anni di fila (visto che l’Istat ha stimato il suo costo in 14,9 miliardi).

Tanto ci è costato salvare sette banche (a quelle già nominate va aggiunto Mps). Badiamo bene che questi 68 miliardi non si sono mica volatilizzati, il denaro non sparisce nel nulla, si limita a passare da un soggetto a un altro soggetto.

Qualcuno (in pochi) da queste disgrazie bancarie ci ha guadagnato. In molti (praticamente tutti noi) ci hanno perso, soprattutto i clienti di questi 7 banche, ma anche tutti gli altri cittadini italiani che lavorano e pagano le tasse.

Per fare un esempio, Intesa Sanpaolo ha messo 1,5 miliardi nel fondo Atlante, il cui scopo era in teoria quello di salvare le banche venete, ma questi soldi sono subito tornati indietro con gli interessi attraverso il contributo statale (cioè, ancora una volta, di tutti noi).

E il fondo Atlante? Beh, dopo aver sprecato 3,5 miliardi nella ricapitalizzazione delle banche venete, ora proverà a recuperare con i crediti inesigibili di Mps (le cosiddette sofferenze), acquistati al 21% a fronte del 27% concordato un anno fa. Si tratta di uno sconto di 1,5 miliardi: rivendendo le sofferenze anche solo al 35% va pari, un po’ di più e ci guadagna.

 

 

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