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Scissione Pd ultime notizie: la data delle primarie, il colpo di scena di Orlando

SCISSIONE PD (ULTIME NOTIZIE 20 FEBBRAIO 2017) – SPUNTA DATA PRIMARIE, ORLANDO CHOC

Ora che si è conclusa l’assemblea Pd, queste sono le date da segnare sul calendario politico del Centrosinistra.

Dal 9 al 12 marzo 2017, si parte dalla mozione di Matteo Renzi al Lingotto di Torino, luogo estremamente significativo visto che proprio qui, nel 2007, è nato il Partito Democratico.

E poi c’è la data delle Primarie, da svolgersi il 7 maggio prossimo nei piani di Renzi, per poi proiettarsi verso le elezioni amministrative dell’11 giugno prossimo.

Ma sulla scissione Pd chi è che bluffa e chi è che fa sul serio? Roberto Speranza, Michele Emiliano ed Enrico Rossi sono tre fra i principali punti di riferimento di quella minoranza che rischia di far saltare tutto.

Le accuse, in verità, sono reciproche. Nessuno ci sta a prendersi le responsabilità di un’eventuale scissione Pd.

E’ il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a far capire che una sua candidatura potrebbe essere possibile: “Non mi pare serva mettere altri candidati alla segreteria in lizza – dice ad Agorà, su Rai3 – Se la mia candidatura impedisse la scissione, sarei già candidato. Non ho capito quale sia il problema in questo passaggio…”.

“Qualunque problema abbia il partito, – insiste Orlando – l’idea che lo si possa risolvere con la scissione è sbagliata: apre un fronte che consente alla destra di rafforzarsi”.

“La responsabilità – conclude – è di tutti: non si è sedimentata una politica comune“.

Si parla intanto di una nuova corrente (come se non ce ne fossero già abbastanza) o, se preferite, di un asse fra Gianni Cuperlo e Cesare Damiano.

Per farla breve, il Pd pare ormai un pollaio non in grado di contenere una così cospicua quantità di galli e galletti.

Pensare che Matteo Renzi rinunci alla sua candidatura, pur di evitare la scissione Pd, è del tutto lunare: pur di avere la sua rivincita, dopo la batosta micidiale del referendum, Renzi è pronto a tutto. Compreso disintegrare il suo partito.

Al di là della retorica, in cui tutti parlano di unità e di sostegno al governo Gentiloni, sembra prevedibile che qualcuno andrà via dal Pd, come si confà all’esplosiva tradizione nella sinistra italiana da oltre 20 anni.

Del resto a quelli della minoranza Pd conviene: piuttosto che non contare niente nel Partito di Renzi, meglio farsi la propria “cosa di sinistra” a conduzione familiare, con un consenso a singola cifra, e usare quei voti come possibile ago della bilancia.

I sondaggi, intanto, vedono M5S come primo partito.

 

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