“Siamo schiavi, salvateci”: biglietto disperato cucito nei jeans

Ilgiornale.it e repubblica.it riportano una notizia molto suggestiva, pur ammettendo che non è chiaro quanto ci sia di vero. Tuttavia è un modo per parlare delle condizioni di lavoro in cui molti lavoratori, in Cina e non solo, sono costretti: gli schiavi del terzo millennio, obbligati a turni di lavoro massacranti in cambio di una scodella di riso.

“SOS! SOS! SOS!”, “Ci trattano come schiavi, salvateci”: ecco cosa si legge in un biglietto di cartoncino che è stato ritrovato cucito in un paio di jeans. Insieme al messaggio, un documento di identità, appartenente a una donna cinese. La scoperta è stata fatta da una giovane di Belfast, Irlanda del Nord.

I jeans acquistati nella catena Primark erano rimasti inutilizzati dalla ragazza per ben tre anni, fino al giorno della stupefacente scoperta.

La giovane donna si chiama Karen Wisinska, non conoscendo il cinese, ha postato su Facebook l’immagine del biglietto di aiuto per cercare qualcuno in grado di tradurlo.

“Siamo detenuti nella prigione Xiangnan di Hubei, in Cina”, si legge nel biglietto. “Da molto tempo lavoriamo in carcere per produrre abbigliamento per l’esportazione. Ci fanno fare turni di 15 ore al giorno. Quello che ci danno da mangiare è perfino peggio di quello che si darebbe a un cane o a un maiale. Siamo tenuti ai lavori forzati come animali, usati come buoi o cavalli. Chiediamo alla comunità internazionale di condannare la CIna per questo trattamento disumano”.

Come spiega Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty Interational Italia, si tratta di una “storia molto difficile da verificare”. E’ tuttavia noto che in diversi paesi dell’Asia, dell’America Latina e dell’Affrica, i lavoratori-schiavi sono tutt’altro che una rarità.

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