Tassa sigaretta elettronica, sentenza del Tar sospende maxi-imposta

Tassa sigaretta elettronica – Il Tar del Lazio conferma la sospensione della Maxi Imposta del 58.5% sul prezzo di vendita delle sigarette elettroniche.
Lo Stato ha imposto ai produttori e commercianti di sigarette elettroniche una tassa del 58.5% sul prezzo di vendita, una tassa che secondo Puff – fra le prime aziende italiane del settore, che genera posti di lavoro per 5000 italiani e fattura 22 milioni di euro l’anno – distruggerebbe completamente il settore. Un settore che, secondo studi, dovrebbe invece essere invogliato perché aiuta a combattere danni alla salute causati dal tabagismo. Sono molti gli studi che comparano sigarette classiche ed elettroniche, le seconde non sono cancerogene, ed aiutano a eliminare le prime, che invece lo sono. Ma per il governo italiano, si tratta solo di soldi tolti al monopolio di Stato, in barba a crescita industriale e salute dei cittadini.

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Tassa sigaretta elettronica, la sospensione del Tar

Il Tar del Lazio, con un’ordinanza contro Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, ha annullato il D.M. 16.11.2013 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in data 7.12.2013 e delle “Risposte ai quesiti più frequenti” (c.d. FAQ) adottate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e rese note mediante pubblicazione sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Dogane in data 03.01.2014.

Tassa sigaretta elettronica, tassare l’hardware da svapo distrugge il settore

Un balzello economico pari a sei decimi del prezzo di vendita farebbe schizzare il prezzo di vendita delle sigarette elettroniche, che in taluni casi – quando ad acquistare sono autentici appassionati – raggiungono già di loro costi superiori ai due-trecento euro. Ma, sopratutto, tassare la sigaretta elettronica, a cosa porterebbe? In Italia, cos’è accaduto, lo abbiamo visto: il settore per strada è morto, e l’online ha subito un’impennata. Questo ha fatto sì che ci fosse una temporanea flessione di tutti quei consumatori che acquistavano liquidi da svapo a costi contenuti, e che oggi non riescono ad acquistarli a meno di un euro al millilitro, complici i costi di gestione di un negozio fisico.
Online, però, i prezzi – di liquidi che provengono da distributori italiani che si sono tutelati con magazzini a pochi chilometri oltreconfine – sono diversi, e continuano a restare vantaggiosi come prima della tassa. Questo genera una situazione che non tutela i consumatori né aiuta la crescita del settore in Italia ma, bensì, la ostacola.

Tassa sigaretta elettronica, la parola a Confindustria

ANAFE – Associazione Nazianle produttori Fumo Elettronico, consociata Confindustria, ha rilasciato una nota, dopo aver analizzato attentamente la questione. La tassa, difatti, non è stata rimossa, ma solo sospesa. Questa incertezza causa al settore un danno enorme, perché non permette lo sblocco di investimenti dedicati, le banche, così come i privati, non investiranno mai in presenza di questa incertezza normativa: “avevamo iniziato a lavorare per l’immissione in mobilita’ di oltre 900 addetti del settore e denunciato il rischio di una progressiva perdita di posti di lavoro per gli oltre 5.000 dipendenti oltre che l’inevitabile chiusura dei 3.500 negozi sparsi sull’intero territorio”, e la situazione permane.

Fonti: AgivapeNewsANAFE

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