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Ultime notizie pensioni: ecco i 474.000 fortunelli, novità choc

ULTIME NOTIZIE PENSIONI (5 APRILE 2016) – La flessibilità in uscita è il tema centrale del momento: una novità sconcertante emersa da una statistica merita un approfondimento a una riflessione.

Sarebbero oltre 474.000 gli italiani in pensione da più di 36 anni, persone quindi che hanno collezionato (con ogni probabilità) più anni a riposo che anni di contributi versati.

Anche per questo Tito Boeri, presidente Inps, insiste sul contributo di solidarietà da prendere dalle pensioni più elevate, in modo tale da trovare le risorse per una maggior flessibilità in uscita.

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Ultime notizie pensioni (5 aprile 2016): c’è chi è bloccato dalla riforma Fornero e chi è in pensione da una vita

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, ha già gelato le aspettative di Boeri, spiegando un un contributo di solidarietà sulle pensioni alte ci sarebbe già e aggiungendo un rimprovero sul fatto che bisogna “non alimentare le incertezze”

Notate bene che le ultime notizie sulle pensioni ci spiegano che nel dato dei 474.000 ‘fortunelli’ non è contemplata la schiera degli invalidi e dei dipendenti pubblici (non ci sono quindi i baby pensionati).

Mediamente, i fantastici 474.000 avevano 54,9 anni prima del 1980 (media che scende a 41.3 anni per le pensioni di reversibilità ai coniugi superstiti).

Se poi da 36 anni diminuiamo il limite a 30 anni, scopriamo che sono 800.000 i pensionati di lunga data, a riposa da almeno tre decenni.

Pensioni che, ammette, Boeri “possono essere anche importi limitati”, ma che messe tutte insieme gravano non poco sulla nostra spesa previdenziale.

Pensioni ultime notizie (5 aprile 2016): stiamo pagando le conseguenze dei ‘regali’ sconsiderati di politici che pensavano solo alle elezioni

Data la news sui fatti e sui numeri, permetteteci ora una breve riflessione: puntare il dito contro questi pensionati di lungo corso che noi – scherzosamente, ma manco tanto – abbiamo definito ‘fortunelli’ è in gran parte ingiusto.

E’ ingiusto prendersela con loro perché non hanno fatto altro che comportarsi a norma di legge, andando in pensione rispettando dei parametri fissati per legge: la maggior parte della colpa è dei politici che hanno fatto queste leggi, pensate evidentemente per raccogliere consenso e voti nell’immediato, senza valutare le conseguenze disastrose nel lungo termine.

E adesso, come se fosse stata tirata una linea, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori: a noi che ancora non siamo in pensione tocca pagare il conto, con gli anziani che saranno costretti a lavorare fino a 70 anni (nel 2050 si prevede che sarà questa la soglia anagrafica necessaria per le pensioni) e i giovani che non riescono a iniziare a lavorare e che quindi, fra un voucher qui e un lavoretto in nero lì, non arriveranno mai a mettere da parte una pensione decente per la vecchiaia).

Ma, lo ripetiamo, la maggior parte della colpa è dei politici, senza negare però che ci sia stata una complicità dei cittadini, almeno di quelli che erano in grado di capire che i ‘regalini’ pensionistici dei politici sarebbero ricaduti sulle generazioni future.

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