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Ultime notizie pensioni: le novità che piacciono solo alle banche

ULTIME NOTIZIE PENSIONI (21 MAGGIO 2016) – La riforma pensioni del governo Renzi a chi conviene davvero?

E quali sono le novità in arrivo? Cosa cambia per le nostre pensioni?

Punto primo, l’Ape (Anticipo pensionistico): è la possibilità per gli over 63 (i nati dal 1951 al 1953) di andare in pensione anticipata (fino a un massimo di tre anni) a patto  di accettare due condizioni.

Ed entrambe ci piacciono davvero poco: il lavoratore dovrà sia accettare una decurtazione del suo assegno Inps (fino al 4%) e dovrà sia indebitarsi con le banche.

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Ultime notizie pensioni (21 maggio 2016): la riforma del governo Renzi conviene solo alle banche

Avete capito bene: gli anni di pensione anticipata avverranno tramite prestito bancario, da restituire a rate dopo l’arrivo della pensione di vecchiaia. Il che significherebbe, ad esempio, trovarsi a 67 anni suonati con tre anni di pensione percepiti da rimborsare.

Praticamente indebitati a vita (anche ammettendo di restituire un terzo della mensilità ricevuta, ci vorrebbero 9 anni per togliersi il debito!).

Chi ci guadagna in tutto ciò? Naturalmente le banche, che non prestano mica i soldi per beneficenza, ma ci guadagnano sopra gli interessi (ed ecco spiegato anche il motivo della penalizzazione, visto che gli interessi sarebbero a carico dello Stato… cioè nostro).

Le novità in arrivo sembrano un’ammissione di fallimento: lo Stato non ce la fa più a sostenere le nostre pensioni. Si salvi chi può

L’Ape insomma pare un poco riuscito gioco di equilibrismo fra la necessità di obbedire alle direttive dell’Ue (altrimenti niente flessibilità con cui il governo Renzi conta di finanziarsi i regalini elettorali) e quella propagandistica di poter dire “stiamo facendo qualcosa anche sulle pensioni“.

C’è poi da aggiungere, in linea di principio, la pericolosità di uno spostamento dell’asse previdenziale dal pubblico al privato. Già le buste arancioni sono state una sorta di messaggio in codice per i lavoratori italiani (del tipo: “Non sperate che lo Stato vi dia una buona pensione, pensateci per tempo a mettere soldi da parte con un fondo integrativo presso una banca o un’assicurazione”), ora con l’Ape il governo Renzi ci sta dicendo che lo Stato non ce la fa più neanche ad anticipare qualche pensione di pochi mesi senza ricorrere alle banche.

Un fallimento del nostro sistema pensionistico che prelude a una situazione del tipo: “Si salvi chi può” o, se preferite, “Ognun per sé e Dio per tutti”.

 

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