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Ultime notizie pensioni oggi: a Renzi non tornano i conti e saltano bonus

ULTIME NOTIZIE PENSIONI (OGGI 25 LUGLIO 2015) – Dopo aver parlato del referendum costituzionale, l’ultima ora riguarda i guai del governo Renzi. Cari signori, qui non tornano i conti e Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, deve trovare dagli 8 ai 20 miliardi di euro, altrimenti salta tutto: bonus sulle pensioni compresi.

I sogni di gloria del governo Renzi si basavano su previsioni del Pil che, come regolarmente avviene, si sono rivelate alla prova dei fatti troppo ottimistiche. C’è chi crede che dipenda da fattori esterni come il terrorismo e la Brexit, c’è chi crede – forse più fondatamente – che sia l’amaro frutto di un governo insipiente, fatto sta che il Pil italiano sta crescendo meno del previsto. L’1.2% di aumento, previsto dal Def (Documento Economia e Finanza), non è più a portata di mano.

E quindi è finita la benzina con cui alimentare i “bonus”, cioè quei simpatici omaggi che costituiscono la spina dorsale del renzismo: pensiamo agli 80 euro in busta paga (che qualcuno ha dovuto restituire), ai 500 euro ai neodiciottenni e agli insegnanti, agli sgravi fiscali per i datori di lavoro e così via. Il giochetto di fare regali con spese a deficit (cioè scaricando il problema sul futuro), dopo due anni e mezzo sembra non funzionare più: per le pensioni ci si trova in un vicolo cieco, visto che l’Ue non vuole saperne di ritocchi alla riforma Fornero, né di aumento della spesa previdenziale. Sono quindi possibili soltanto misure microscopiche, pensate più come spot elettorali che come soluzioni concrete.

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Ultime notizie pensioni (25 luglio 2016): a Padoan servono dagli 8 ai 20 miliardi per tappare tutti i buchi. Gli spiragli per dei nuovi bonus si fanno sempre più ristretti

A proposito di benzina: se Padoan non trova i miliardi che servono (si parla di un minimo di 8 miliardi fino a un massimo di 20 per concretizzare la lunga serie di annunci di Matteo Renzi, sulle pensioni s su altro ancora) scatteranno tutte le clausole di salvaguardia, il che vuol dire aumento delle accise sui carburanti e aumento dell’Iva, quest’ultimo non “neutralizzato” o “sterilizzato” come avrete sentito dire in tv, bensì soltanto rimandato.

Da qui si capisce perché il governo Renzi è stato del tutto incapace di proporre una riforma pensioni come si deve, limitandosi ad annunciare contentini come l’aumento della quattordicesima o vere e proprie fregature come l’Ape (anticipo pensionistico), cioè andare in pensione anticipata un paio di anni prima, per poi ritrovarsi indebitati con una banca per 20 anni…).

Ultime notizie pensioni (25 luglio 2016): governo Renzi al capolinea? Dipende dall’Ue: al Premier serve fare altro debito per i suoi bonus acchiappa-voti, ma Bruxelles potrebbe preferire la sua caduta

L’ora della verità sulle pensioni (e non solo) scatterà il 12 ottobre 2016, con la presentazione della legge di Stabilità: basterà la flessibilità concessa da Bruxelles per inventarsi qualche bonus sulle pensioni? L’ipotesi degli 80 euro anche ai pensionati sembra definitivamente tramontata, ma non è da escludere qualche colpo di scena: Renzi è consapevole del fatto che i voti di lavoratori anziani e pensionati sono determinanti per vincere il referendum costituzionale e che, per accaparrarsi le loro simpatie, l’unica chance che ha è quella di inventarsi dei bonus sulle pensioni abbastanza seducenti.

Il problema è che, se mai Renzi dovesse riuscirci, lo farebbe come al solito con spese a deficit, cioè scaricando sul futuro ulteriore debito. L’Ue vorrà dare ancora corda a un presidente del Consiglio in forte calo di consensi e bisognoso di risorse economiche per risollevarsi, oppure preferirà stare a guardare mentre cade, benedicendo poi l’arrivo di un governo tecnico per traghettarci a fine legislatura? 

Un governo di scopo per realizzare una nuova legge elettorale, visto che sarebbe improponibile votare subito con due differenti normative in vigore per Camera e Senato, non avrebbe particolari remore a salassare gli italiani e aprire il vaso di Pandora, con dentro tutti quei “problemini” (soprattutto l’aumento Iva di due punti) che il governo Renzi ha saputo solo rinviare.

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