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Ultime notizie pensioni: riduzioni oltre 20% con le novità di Renzi

ULTIME NOTIZIE PENSIONI (17 GIUGNO 2016) – Torniamo sulla colossale fregatura dell’anticipo pensionistico del governo Renzi: le simulazioni fatte, basandosi sulle informazioni disponibili per le novità in arrivo, sono da brividi.

Chi dovesse “accettare” l’Ape (anticipo pensionistico) potrebbe vedersi ridotta di quasi un quarto la pensione per la bellezza di 20 anni.

Avrete notato che abbiamo scritto “accettare” fra virgolette: infatti nessuno sano di mente si indebiterebbe con le banche per 20 anni, solo per andare in pensione due o tre anni prima (il massimo consentito, l’Ape riguardare gli over 63 nati fra 1951 e 1955).

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E’ evidente (anche se molti giornali ci sono arrivati solo ora) che si tratta di una “riforma pensioni” del tipo “mangia questa minestra o salta dalla finestra”: l’Ape sembra pensato come una scelta obbligata per chi, come alternativa al morire indebitato con le banche, ha la prospettiva di morire subito perché rimasto disoccupato o esodato.

Senza parlare degli esuberi!

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Insomma, il governo Renzi doveva rispondere all’esigenza dei lavoratori per una flessibilità in uscita, invece ha risposto all’esigenza delle banche di lucrare su chi non ha altra salvezza che accendere un mutuo ventennale alla bellezza di 63-65 anni!

Progetica, società di consulenza, ha calcolato che gli interessi da pagare sui soldi ricevuti dalla banca (che, per chi non lo sapesse, si sostituisce allo Stato e versa le pensioni anticipate sotto forma di prestito da restituire) sia dell’1.5%: secondo Uil si tratterebbe invece del 3%.

Secondo Domenico Proietti, segretario confederale, parla di un taglio fino al 20% su una pensione da 2.500 euro mensili, nel caso in cui il lavoratore dovesse andare a riposo tre anni prima di quanto previsto dalla riforma Fornero.

Dalle parti del governo Renzi rassicurano: i più disgraziati (redditi bassi, esodati, dipendenti falcidiati da esuberi) dovrebbero ricevere detrazioni fiscale proporzionate al reddito (il che suona come una conferma che Ape è una misura destinata ai poveracci… e vogliono pure farla passare come un affarone, parlando di condizioni di favore!).

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Un po’ di numeri snocciolati da Progetica.

Un lavoratore classe 1953, reddito netto mensile 2.000 euro, pensione di vecchiaia di circa 1.700 euro (cifra che salta fuori se va tutto, ma proprio tutto bene, iniziando a lavorare a 25 anni e senza mai saltare un anno di contributi da versare).

Mettiamo caso che questo lavoratore esca di testa e scelga di andare in pensione anticipata di tre anni con ‘Ape, quindi a gennaio 2017 invece che a maggio 2020.

La decurtazione sarebbe di oltre 150 euro al mese, l’assegno Inps calerebbe da 1.700 euro a 1.542 euro.

Passano i tre anni di pensione prestata dalla banca e il pensionato deve iniziare a ripagare il debito, a botte di 240 euro al mese. La pensione, che lo ricordiamo doveva essere di 1.700 euro al mese, scende ancora a 1.300 euro: 400 euro in meno al mese per 20 anni.

Renzi può piacere o può non piacere (a noi non piace e non lo nascondiamo), ma i numeri non sono opinioni: è un vero e proprio insulto alla dignità di noi cittadini e di noi lavoratori. Essere presi per il collo per 20 anni in questa maniera vigliacca non è roba da paese civile.

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