euro

La vera natura dell’Euro (e dei media italiani).

Trent’anni di manipolazione mediatica, di libertà di stampa degna di un paese terzomondista e di diminuzione dissennata del capitolo di spesa statale per istruzione, hanno portato milioni di cittadini a far sì di pensare che in fondo, il Pd sia il male minore.
Che in fondo il governo ha poteri limitati, perché in difficoltà (non per malefatta loro).
Che sì, anche se sembriamo essere in un’agonia senza fine, anche se la crisi sembra un teatrino postdrammatico nella quale siamo precipitati dal 2008, in realtà la colpa è nostra, del nostro “vivere al di sopra delle possibilità” poiché i “tecnici” europei continuano ad annunciare una ripresa che verrà (finora, esclusivamente nei loro sogni).
L’Europa, questa sconosciuta.
E perché l’Europa ci lega le mani?

Era il 12 novembre 2011: Berlusconi si dimetteva da Presidente del Consiglio.
Non vi nascondo il fatto che mi sentii sollevata: come molti italiani, allora consideravo il furbo di Arcore la fonte di ogni male italiano. Ai tempi, ero documentata in maniera insufficiente su Euro ed Unione Europea, anzi, reputavo la Banca Centrale Europea matrice di stabilità, un bene per i popoli.

Il punto è: perché, di tutti i problemi, credevo che il berlusconismo fosse il male peggiore? Perché lo pensavo? Avevo dei dati empirici a disposizione, che me lo facessero credere?
No, avevo opinioni. Probabilmente come molti di voi.
Opinioni che si leggono sui giornali (ed io leggevo quasi sempre giornali “di sinistra”).
Opinioni che si sentono in tv.
Nel tentativo di intuire risposte, molti dati saltano all’occhio: la tv è il mezzo di informazione più fruito dagli italiani. Ed è, inoltre, secondo uno studio di Norman Doidge, psichiatra e neuroscenziato molto apprezzato, una sorta di tranquillante: a seconda di chi lo possiede, impianta percezioni diverse della realtà, ed è al contempo uno strumento di controllo sociale che mina l’attenzione e riduce le facoltà cognitive. Eh già, contro ogni previsione, sembra che sentire gli starnazzi e le grida di una Santanché o di un Travaglio, conditi da un break pubblicitario ogni 10 secondi, non faccia proprio bene alla nostra sanità mentale (ve ne sarete accorti da soli).
Inoltre, i dati dell’ Istat sulla passione degli italiani per la lettura sono sconfortanti, e la quota di spesa delle amministrazioni pubbliche per l’istruzione e la cultura è diminuita drasticamente dal 19,1% del 1965 (!) all’8,7 del 2009 (fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze).
Cosa significa tutto questo? Che un cittadino ignorante è in balìa delle opinioni (leggi: urla) di tv, media, giornali di partito.
E che sono in atto delle politiche per far sì che le attuali e nuove generazioni di elettori siano non solo pericolosa zavorra, ma pericolo della nave sociale anziché cittadini consapevoli ed informati.

In quelle stesse tv alle quali il cittadino medio affida la propria informazione, negli ultimi trent’anni si è parallelamente diffuso una sorta di pensiero unico sui temi legati all’Europa: chi non ricorda, ad esempio, la celebrazione di Prodi, e del progetto Euro, nella trasmissione di La7 “Il mondo che verrà”? Non vi suona nell’orecchio, ogni tanto, la frase “l’Euro ha portato stabilità, ha fatto diventare competitiva l’Italia a livello internazionale, ma dobbiamo fare sacrifici e riforme perché.. (segue disquisizione su quanto solo gli italiani siano corrotti, evasori e con un debito pubblico insostenibile)”?
Si, quella frase la conoscete molto bene, perché ve la ripetono ormai da una vita, tutti i giorni, la quasi totalità dei mezzi di informazione.
Ed ogni maledetto giorno vi ripetono anche che la soluzione è “più Europa”. Ve lo ripetono destra e sinistra, indistintamente dal colore politico (ammesso che esista ancora).
Naturalmente, oltre a questo, vi hanno convinto di quanto gli economisti siano (tutti) persone assai narcisiste ed inaffidabili, e che la politica debba assolutamente prevaricare qualsiasi valutazione empirica dei pro e dei contro.
Che questa decisione politica, ovvero quella di accelerare il processo di unificazione dell’Unione Europea, debba andare contro ogni motivazione razionale degli interessi nazionali (nostri), è ovviamente per la maggior parte degli opinionisti argomentazione del tutto secondaria.
Perché loro (gli altri) “c’hanno sempre ragione, so’ della BCE” (ho sentito dire anche questo, sempre in tv).

Mentre i media nazionali tacciono e manipolano, su Internet si è invece sviluppato un ricco dibattito sulla nostra sconvenienza a rimanere nella moneta unica. Dibattito che ha preso vigore grazie a due docenti dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Pescara, Alberto Bagnai e Antonio Maria Rinaldi: il primo, il cui blog “Goofynomics” ha superato le cinque milioni di visualizzazioni, ha iniziato una vera e propria opera di divulgazione scientifica attraverso il web, smontando dato dopo dato l’erronea impostazione economica sia delle politiche della BCE, che l’immotivata pretesa di dominio politico avanzata dalla Germania nei confronti degli altri membri europei (ricorderete, con rammarico, l’inchino di Letta all’indirizzo della cancelliera, il giorno dopo esser stato nominato Presidente del Consiglio); il secondo, con il testo “Europa Kaputt”, oltre a dare risposte storico-politiche sui perché l’Italia sia stata svenduta all’euro, ci pone di fronte a seri interrogativi sulla perdita di sovranità monetaria, politica ed economica, rispetto ai quali il nostro paese si è posto con dolosa fretta.
Ad entrambi va dato atto del fatto che molti, grazie a loro, invece di credere nella cantilena “Germania buona, Italia cattiva”, hanno ricominciato (o iniziato) a studiare la politica economica partendo dai dati, senza farsi manipolare dai soliti luoghicomunisti televisivi sbraitanti, scoprendo che molti accordi sono stati fatti sottobanco, all’insaputa e nell’indifferenza della quasi totalità della stampa, e che una guida europea a stampo tedesco sta avendo effetti esacerbanti per l’economia dell’intero continente.
Pochi giorni fa, inoltre, sono riusciti, con l’aiuto di Claudio Borghi Aquilini, professore dell’Università “Cattolica del Sacro Cuore” di Milano, in un’impresa assai ardua, ovvero portare il dibattito (censurato) sull’uscita dall’Euro in Parlamento.

Tutte le intese approvate finora con trattati internazionali, firmati a cuor leggero dai nostri politici indistinamente di destra e di sinistra, hanno tre minimi comuni denominatori: sono passate inosservate, sono fortemente limitative della sovranità dello Stato, ed hanno eliminato la possibilità di correzione degli squilibri monetari, facendo diventare l’Italia una repubblica basata sul pareggio di bilancio (ponendolo come obiettivo per il quale sacrificare la vita di milioni di persone).

Nei giorni in cui decidevamo (o decidevano…) il nostro futuro, eravamo occupati a parlare di Ruby Rubacuori, in barba alla democrazia su questioni vitali per l’Italia.
Pochi giorni fa, il Telegraph ha svelato che dietro alle dimissioni di Berlusconi vi sarebbero altre ragioni tenute nascoste, pericolosamente legate alla moneta unica ed agli interessi economici di Germania e Francia.

Visto come stanno andando le cose, credete ancora che tutto questo silenzio sull’Euro sia solo un caso?

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