VIDEO/ Confronto Primarie PD Sky Tg24: su Twitter vince Oscar Giannetto

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Confronto primarie Pd Sky

CONFRONTO PRIMARIE PD SKY TG24 - Un trionfo mediatico: il confronto tv su Sky Tg24 per le primarie Pd ha monopolizzato l’attenzione dei media. Nichi Vendola, Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Bruno Tabacci e Laura Puppato, incorniciati da una scintillante scenografia da talent show, sono stati protagonisti su Twitter per diverse ore: #ilconfrontoskytg24, #csxfactor e altri hashtag attinenti al confronto tv per le primarie Pd, hanno invaso il decalogo dei trending topics di Twitter.

Un tonfo politico: grattando sotto la patina da show in grande stile, di sostanza ce n’è stata pochina. Evitiamo il giochino di chi ha vinto e di chi ha perso: il confronto per le primarie su Sky Tg24 è stato un confronto di nome, ma non di fatto. Non è stato progettato per creare un vero dibattito, ma soltanto per far puntare i riflettori sulla passerella mediatica del centrosinistra Non c’è stata sfida, non ci sono stati picchi di tensione, non ci sono state frasi memorabili.

Cosa abbiamo visto? Renzi che voleva fare l’americano: rampante, entusiasta, parlata dinamica, alla ricerca della battuta (non trovata) che resta. Bersani che faceva il vecchio saggio, parlando mogio mogio, serio e grave, cercando di mettere tutti d’accordo. Vendola che faceva il poeta acchiappanuvole, buono per soddisfare le consuete velleità intellettuali degli elettori di sinistra. Il supermoderato Tabacci che era lì per tranquillizzare gli elettori non proprio di sinistra ma quasi, timorosi di vedere bambini mangiati, dopo essere stati adottati, da omosessuali comunisti. Laura Puppato che faceva la donna: pare che una debba esserci per forza.

Ognuno ha svolto il suo ruolo in questa pantomima preconfezionata: lo spettacolo non è mancato, la politica sì. Assenza quasi totale di numeri, nessuna idea forte, nessun progetto concreto, pochissime differenze sostanziali fra un candidato e l’altro. I momenti clou sono stati quelli del minigame “Chi maledice di più Marchionne?” e dell’organigramma di Governo: Renzi e Vendola hanno detto chiaramente che Casini non lo vogliono, Bersani ha cincischiato nel tradizionale stile della vecchia politica, rifugiandosi in un “vedremo” (un po’ come quando si è arrivati a parlare di coppie omosessuali e adozioni).

Peccato che l’unica cosa sensata da dire su Casini, nessuno ha avuto il coraggio di dirla. E cioè che in una vera democrazia, con una legge elettorale degna di questo nome, un personaggio come Casini non dovrebbe neppure tornare in Parlamento. Gli ultimi sondaggi lo danno a meno del 6% (http://www.sondaitalia.com/2012/11/mentana-ha-appena-presentato-i-dati-del.html). Un pugno di voti con i quali Casini può però permettersi di fare da ago della bilancia, visto che l’Udc è come un plaid double face, con un lato per il centrosinistra e uno per il centrodestra, ribaltabile e adattabile alla temperatura politica del momento.

THE WINNER IS OSCAR GIANNETTO - Bersani, Vendola, Renzi, Tabacci e Puppato. Volete proprio sapere chi ha vinto? Il giudizio di Twitter su questi fantastici 5 è insindacabile: ha vinto Oscar Giannetto. Meglio un personaggio di fantasia nato da un lapsus di un’emozionata vendoliana che un politico vero.

Ha vinto Oscar Giannetto, cioè ha vinto la mancanza di serietà. Il surreale fotomontaggio sul sito ufficiale del Pd, con le capocce dei cinque candidati alle primarie appiccicate sui torniti corpi di personaggi dei fumetti Marvel, la cornice da luna park dello studio di X Factor, l’atmosfera da telequiz del confronto, lo spot pre-trasmissione in stile reality show, lo spirito goliardico con cui Twitter ha reagito al confronto tv. Tutte emanazioni di un paese frivolo che, come diceva Ennio Flaiano, continua a comportarsi come se la situazione fossì sì grave, ma non seria.

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