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Wikipedia chiude: si può vivere senza

Wikipedia chiude e partono le domande esistenziali. Come abbiamo potuto notare, lo sciopero di Nonciclopedia ha fatto scatenare le furie di parecchie utenti, non tanto per l’utilità del sito ma per il modo di fare di Vasco Rossi contro la libertà di pensiero. Ma quello che stiamo assistendo a questi giorni è molto di più. Infatti, come sappiamo, anche Wikipedia ha chiuso per protesta il sito. Questo perchè si sta discutendo della legge Bavaglio che non permettere a siti, blog e quant’altro la libertà di pensiero e parola. E questo ha scatenato una vera e propria rivolta.

La protesta, neanche a farlo apposta, è iniziata il 5 Ottobre, giorno di nascita di Diderot, il padre di ogni enciclopedia. E quindi giorno più buio nella storia della più grande enciclopedia libera della rete. La pagina principale del sito, volutamente oscurato, motiva l’episodio così: «Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto: neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti, rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto ddl intercettazioni».

Wikipedia, non avrebbe rischiato nulla da questa legge, ma ha voluto vedere come avrebbe reagito la rete a questa legge, in modo da far conoscere alla gente cosa stava succendendo, e a cosa si stava andando incontro. E subito la risposta è stata immediata: la pagina di facebook “Salviamo Wikipedia” è arrivata a più di centomila persone in mezza giornata.

E’ stato tutto improssivo, e non sappiamo se questo è stato il vero motivo del ravvedimento della legge, ma sicuramente i “ragazzacci” della rete sono riusciti nel loro obiettivo utilizzando i mezzi a loro più congeniali. Infatti ieri è iniziata a circolare la voce che l’emendamento presentato dalla Commissione di Giustizia, avrebbe escluso blog, Wikipedia social network e altri siti internet, qualcuno ha cominciato a suggerire la fine dello sciopero.

Wikipedia, come ci suggerisce il sito, tornerà quindi online. Un giorno è bastato a far riflettere tutti su quanto ne abbiamo bisogno, ma anche a ciò che Internet avrebbe perso in caso non ci fosse la più grade enciclopdia libera del mondo.

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