Emergenza profughi - Da Tripoli il governo della Libia (quello dei due che controlla le coste) ha fatto sapere che “nessun europeo si è premurato di consultare il governo di Tripoli“, in merito alla possibilità di affondare i barconi, aggiungendo che “non accetterà che l’Unione Europea bombardi le coste libiche per colpire gli scafisti e ha tutta l’intenzione di affrontare questa minaccia”.
Insomma, parlando in termini di saggezza popolare, si può riassumere la situazione paventata da Alfano come “fare i conti senza l’oste”. Intanto, dalla Libia alla Siria, le persone continuano a morire, ai bambini si continua a far imbracciare fucili, e alle donne - più sono giovani e meglio è - continuano ad essere fatte violenze sessuali, anche di gruppo.

Emergenza profughi, parla il governo di Tripoli
Intervistato dal Times of Malta, il ministro degli Esteri Muhammed el-Ghirani ha detto: “Abbiamo fatto del nostro meglio per indurre l’Europa a collaborare con noi sull’immigrazione illegale ma loro continuano a rispondere che non siamo il governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Ora loro non possono decidere di lanciare queste azioni, devono parlare con noi”. La situazione paventata dal ministro è critica: “Non si può decidere di colpire e basta, anche perché se si colpisce un sito, come sapranno che non hanno colpito un innocente, un pescatore, forse che l’Europa ha una precisione millimetrica? Per questo diciamo: facciamolo insieme“.
Emergenza profughi, problema Europa: si riconosce il governo che non controlla le coste
Sull’emergenza barconi il problema è tutto europeo: dopo l’intervento ONU che ha completamente distrutto la stabilità dittatoriale di Gheddafi - lasciando un paese allo sbando in cui ora prolifera l’ideologia estremista dell’ISIS, a davvero pochi chilometri dal nostro paese - l’Europa non riconosce il governo di Tripoli, quello che gestisce le coste, ma quello di Tobruk, insieme a tutta la comunità internazionale.
Si aprono dunque scenari inquietanti: bombardare le coste libiche, causando inevitabilmente morti collaterali, fra cui civili libici, e dunque dichiarare guerra a un paese ad un passo da noi, oppure aprire il dialogo con un governo non riconosciuto dalla comunità internazionale, creando così la spaccatura con Tobruk, dove invece è insediato il governo riconosciuto. Una scelta semplice sembra non esserci, sul fronte dell’azione di respingimento.
Respingimenti, una scelta disumana
Che si tratti di riportare i barconi in Libia dopo che siano partiti, mediante un blocco navale, o che si parli di affondarli prima che questi partano, nessuna delle due soluzioni contempla l’emergenza umanitaria. Abbiamo già parlato dei due servizi giornalistici da guardare prima di farsi un’opinione e di come voltarsi dall’altra parte sia un gesto di vigliaccheria: ogni giorno, anche in questo istante, centinaia di donne sono tenute in condizioni di schiavismo, soggiogate ai loro aguzzini, vittime di quotidiane violenze sessuali di gruppo, di sadismo disumano (emblematica la donna non musulmana, bendata e lanciata dal primo piano, solo per il gusto di farlo): di un’ennesimo olocausto con milioni di morti e perseguitati.
Il flusso migratorio che non spaventa: un milione in cinque anni
Le Nazioni Unite parlano di 1 milione di profughi nei prossimi 5 anni, profughi che se venissero assorbiti dai paesi del G20, comporterebbero sia economicamente che socialmente un disagio assai limitato, con poco più di 10mila persone l’anno a cui dare asilo politico, fintanto che la situazione in medio oriente non sia risolta. L’Europa, abituata ad accodarsi alle scelte statunitensi, questa volta è chiamata a svolgere un ruolo di protagonista: la risposta però langue. Non viene palesato l’intervento militare in medio oriente, dove invece è ormai chiara la necessità in supporto ai Peshmerga e a chi combatte in quelle zone, né viene palesato alcun piano per affrontare l’emergenza umanitaria, lasciando così un vuoto che viene colmato dai mercanti di morte.
“I campi profughi in casa loro” e le altre cazzate acchiappaconsensi
Quando si parla di “allestire campi profughi in casa loro” si pensa che questo sia gratis? Si pensa che non avrà dei costi, in termini di vite umane? Che questo campi non diventeranno automaticamente bersaglio di terroristi, destabilizzatori, fautori del caos? Sono semplicemente sparate acchiappaconsensi, che non hanno alcun fondamento.
Fortificare delle cittadelle con uomini, sorveglianza aerea e equipaggiamento antimissili è pura follia. Farlo in posti - come la Nigeria, di cui si sta parlando - dove corruzione e violazione dei diritti umani sono all’ordine del giorno è un’altra cazzata acchiappaconsensi. Se mai venisse fatto, si parlerebbe di creare prigioni, ghetti, fosse comuni. A confronto i nostri CIE sarebbero alberghi a cinque stelle.
Europa, agisci!
L’azione dell’Europa è necessaria, e non dev’essere discussa solo in questa circostanza, solo davanti alle 1000 morti, ma deve invece diventare argomento fisso nell’agenda dell’Europarlamento.
In Libia si stanno formando sacche di pensiero filo-ISIS, recriminazioni nei confronti di una UE che resta immobile davanti a un disastro di proporzioni epocali. Le immagini che arrivano dalla Siria sono eloquenti: città distrutte, armi in mano ai bambini, civili in fuga.
Una fuga di centinaia e centinaia di chilometri: camion della morte si muovono dalla Siria alle coste libiche, carichi di migranti, ammassati come agnelli prima di Pasqua, rinchiusi senza servizi igienici, senza luce, con lo stretto necessario per sopravvivere, quel poco di acqua e pane che ti permette di non morire per strada.
I migranti poi, giunti nei porti libici - dopo che i boss della morte hanno corrotto con sostanziose mazzette i funzionari addetti ai controlli - vengono trasferiti in capannoni in cui normalmente avreste qualche reticenza anche solo a mettere del cibo, figuriamoci delle persone.
Rinchiusi, picchiati, demoliti fisicamente e psicologicamente (persone che prima in Siria, nello Yemen, nella stessa Libia, svolgevano lavori normali: operai, impiegati, commercianti, tabaccai, edicolanti, persone normalissime la cui vita è stata distrutta), queste persone vengono infine sversate all’interno di barconi su cui non salireste neanche per restare a riva, e affidate al mediterraneo.
E poco conta se moriranno, hanno già pagato. Ai mercanti di morte questo non interessa.
Davanti a questa situazione l’Europa deve agire. La ragione ufficiale dell’intervento in Libia? Fu che “c’era una dittatura sanguinaria”, quella di Gheddafi. Oggi la situazione è assai peggiore, e se questa Europa vuole mantenere un minimo di umanità, deve dimenticarsi almeno per un giorno di spread, banche, spending review, eurobond (che mai sono arrivati), pareggio di bilancio, deflazione, inflazione, e ricordarsi i principi fondativi degli Stati a cui questa Europa hanno aderito. Non ce n’è uno, fra questi, che non metta l’essere umano in primo piano, almeno sulla carta.
E’ ora di mettere in pratica quei principi, e i cittadini devono chiederlo a gran voce. Scrivete ai vostri politici chiedendo una risposta.
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