Pensioni ultime novità settembre 2016: il legame fra fertilità e previdenza

PENSIONI ULTIME NOVITA’ (1° SETTEMBRE 2016).

Dopo le notizie sulle sei idee per la riforma del governo Renzi, oggi si parla di fertilità con il “Fertily Day”. Al di là del dubbio gusto della campagna pubblicitaria messa in atto (persino Matteo Renzi ha preso le distanze dal ministro della Sanità Beatrice Lorenzin), può essere l’occasione per una riflessione più profonda sulle pensioni e sui legami che intercorrono fra le diverse generazioni.

Come molti di voi sapranno, il montante contributivo rappresenta la quantità di contributi versati nel corso di anni di attività lavorativa. Molto spesso si dibatte su quanto debba essere consistente questo montante contributivo, cioè, detto in altri termini, su quale sia il numero di anni di contributi versati sufficiente ad andare in pensione di vecchiaia o anticipata.

pensioni ultime novità

Pensioni ultime novità (1° settembre 2016): il legame di solidarietà fra generazioni si è sfasciato, oggi la logica è quella dell’ognun per sé

Un punto che spesso viene però dimenticato è che il nostro sistema pensionistico è a ripartizione, quindi non dobbiamo immaginare che lo Stato “metta da parte” i nostri soldi per poi restituirceli un po’ alla volta con le pensioni.

Tutto il contrario: i nostri assegni Inps vengono pagati con i contributi versati dai lavoratori di oggi.

Onde per cui, se la disoccupazione è troppo alta, se il lavoro in nero è troppo diffuso, se il rapporto fra occupati e pensionati pende troppo verso questi ultimi, si creano dei problemi che a lungo andare rischiano di essere ingestibili.

In quest’ottica dovrebbe essere comprensibile perché un sano patto fra le generazioni è indispensabile per far funzionare un paese.

La fertilità, per meglio dire la demografia, gioca un ruolo fondamentale: se non si fanno abbastanza figli, l’età media della popolazione diventa troppo alta e le pensioni diventano economicamente insostenibili.

Eppure gli italiani, in particolare l’attuale fascia fra i 20 e i 40 anni, sono riluttanti all’idea di procreare. Quali sono i motivi?

Ultime novità pensioni (oggi 1° settembre 2016): natalità ferma soprattutto per motivi economici, ma anche di ordine sociale e culturale. I giovani adulti considerano il sacrificio di avere un figlio non sia utile perché non credono nel futuro

Sicuramente l’instabilità economica: senza la prospettiva di un lavoro fisso con un (vero) contratto indeterminato e senza la possibilità di acquistare una casa (non parliamo proprio poi delle aspettative sulle pensioni…), la prospettiva di fare uno o più figli è decisamente poco appetibile.

A questo si aggiunge lo scarso supporto dello Stato alle famiglie: qui sta la forte pecca del “Fertility Day”, perché la teoria sulle donne che non fanno figli in quanto “disinformate” sui tempi della loro fertilità non regge proprio. Le donne sanno benissimo l’età in cui insorge la menopausa, così come sanno benissimo che è consigliabile avere la prima gravidanza entro una certa età.

Il problema fondamentale è che fare un figlio appare come un sacrificio sia per i genitori e sia per lo stesso nascituro, probabilmente destinato a una vita di stenti persino peggiore di quella di oggi.

Anche per questo gli italiani, in tempi di difficoltà economica anche maggiore dell’odierna, facevano comunque figli: perché c’era la speranza che, a costo di grandi sacrifici, il futuro sarebbe stato migliore.

Oggi siamo più disillusi, meno speranzosi, più pessimisti, più egoisti. Il vuoto demografico sarà probabilmente riempito, piaccia o non piaccia, dagli immigrati, più poveri di noi ma più determinati di noi nel procreare per motivi psicologici e culturali.

Gli italiani, insomma, stanno decidendo che preferiscono godersi la loro vita da individui e sparire senza lasciar traccia, piuttosto che sacrificarsi per un improbabile rilancio di un paese svuotato della sua linfa vitale.

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