Galbraith a Left: “La troika disastrosa, vuole distruggere il governo greco”

La troika? Disastrosa: rifiuta di «riconoscere i fallimenti precedenti» e cerca di «distruggere il governo greco eletto». Se migliorassero in futuro, con una riduzione del debito, gli accordi tra il premier Tsipras e creditori? Non basterà mai perchè “per la crescita economica e sociale è necessario costruire un’Unione europea che non sia solo monetaria ma politica e sociale“.

Sono alcuni concetti emersi nell’intervista che l’economista americano James Galbraith ha concesso in esclusiva a Left Avvenimenti. Il botta e risposta con Stefano Santachiara, che sul suo blog fornisce alcune anticipazioni anche del ritratto inedito di Martin Schulz, “Cerbero della tecnocrazia e Caronte della Terza via neoliberale cementata nei governi coi conservatori sull’asse Germania, Italia e Ue” non indulge alla retorica che inonda da settimane il sistema mediatico.

Emergono anzi le idee essenziali di Galbraith, gran consigliere di Obama e Varoufakis che rifugge riflettori e interviste, anche conosciuto come “il gufo del deficit per antonomasia“.

L’intervista integrale

D: Chi sono i maggiori responsabili di questa situazione?
R: La responsabilità principale è di coloro che hanno progettato un sistema economico così disfunzionale, di quelli che hanno voluto il disastroso salvataggio bancario del 2010 e della leadership europea attuale - inclusa la presidente del Fondo Monetario, Christine Lagarde - che hanno rifiutato di riconoscere i fallimenti precedenti.

D: Le vostre teorie post keynesiane spiegavano gli effetti recessivi dell’austerity. Perché sono state così combattute, mai prese in considerazione?
R: Nella maggior parte dei casi, i mezzi di comunicazione mainstream riflettono gli interessi finanziari dei loro proprietari, che hanno davvero poco in comune con quelli dei loro spettatori o lettori, ecco perché.

D: Quali interessi? Perché il capitalismo finanziario teme così tanto le vostre proposte?
R: Pensavo, ad esempio, al signor Murdoch. Il fatto che abbia una preferenza per governi che facilitano il suo business e che si opponga a governi che invece sostengono gli interessi di una più ampia fascia della popolazione è una sorpresa? Spero di no.

D: L’amministrazione Obama, dopo la crisi del 2008, ha aumentato il disavanzo pubblico fino al 10 per cento del Pil per rispondere ai bisogni sociali. In che modo è stata influenzata dai suoi consigli?
R: Non ho avuto alcuna influenza sull’amministrazione Obama, al di là di alcune forme di supporto tecnico ad una forte manovra per la ripresa nel 2009 (il riferimento è al piano da 787 miliardi di dollari investiti in sanità, welfare, infrastrutture e riduzione delle tasse sul lavoro, nda)

Galbraith_Giles

D: Quali sarebbero le conseguenze per il paese ellenico e per l’Eurozona, in caso di Grexit?
R: Il problema di fare default dentro l’Eurozona è che la Bce controlla le banche, e può chiuderle, come sta già facendo. Presumibilmente, lo scopo è quello di distruggere il governo eletto, sostituendolo con un nuovo governo che obbedirà agli ordini e non opporrà resistenza. È un approccio molto miope che finirà per distruggere la credibilità e la legittimità della Bce, se non lo ha già fatto.

D: Quando l’Italia nel 1993 lasciò lo Sme per ridare ossigeno all’export il governo privatizzò e svalutò il lavoro. Come giudica un’eventuale uscita dall’euro attuando policy di sinistra per combattere le disuguaglianze?
R: Come in una famosa non-dichiarazione di Zhou En-Lai sugli effetti della Rivoluzione Francese: “È troppo presto per dirlo”.

D: Nella trattativa con l’Europa, pesa anche l’ipotesi che la Grecia finisca nell’orbita della Russia. Quale ruolo stanno giocando gli Usa?
R: I russi sono troppo furbi per dare sponda a questa sorta di provocazioni infantili, e i greci sono troppo intelligenti per pensare altrimenti. Solo ora i media parlano di tradimento del progetto originario di Unione politica europea.

D: Per una moneta come l’euro è necessario un sistema di trasferimenti fiscali tra Stati per riequilibrare le bilance dei pagamenti?
R: I trasferimenti fiscali sarebbero più utili se destinati agli individui piuttosto che agli Stati. Ad esempio: un fondo comune per i sussidi di disoccupazione, un’unione dei fondi di previdenza, ed altre forme di sostegno al reddito e di protezione sociale.

D: Complementarietà fra socialismo e keynesismo. Quali risultati potrebbe dare l’abbinamento di politiche redistributive, facendo leva su una forte tassazione progressiva, e piani strategici di investimenti pubblici?
R: Il keynesismo non ha bisogno del socialismo, e il socialismo non ha bisogno del keynesismo. Detto ciò, una politica di tassazione progressiva e di investimenti pubblici, che non è stata né socialista né keynesiana, ma ha combinato alcuni elementi di entrambe le politiche con un sistema di imprese capitalistiche e garanzia dei diritti dei lavoratori, ha funzionato molto bene negli Stati Uniti a partire dal New Deal di Franklin Delano Roosevelt fino alla fine degli anni ’60. E in Europa durante i “gloriosi trenta”.

D: Dopo il referendum greco D’Alema ha denunciato il distruttivo piano della troika e la Gue/Ngl ha chiesto le dimissioni del presidente Schulz. La sinistra europea abbandonerà la terza via neoliberale?
R: Sì. Sta già accadendo, in Spagna e in Irlanda. Non accadrà in Italia a meno che il partito dominante, il Pd, non trovi coraggio e si faccia portatore di una visione differente.

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Annalisa Rossi

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