Chieti: presidio di protesta degli ambientalisti dove ha preso il via il processo sulla discarica di Bussi

Il Ministro dell’Ambiente sulla discarica di Bussi

Non esistono solo le riforme costituzionali. Non esiste solo il Patto del Nazareno (anche perché nessuno l’ha mai letto scritto nero su bianco). Il Parlamento si occupa di molteplici argomenti, nonostante il Governo continui a tenerlo impegnato con la conversione di decreti sui quali si pone puntualmente la fiducia.

Al Ministro dell’Ambiente Galletti oggi è stata posta una questione importante tramite interrogazione da parte di Castricone, deputato PD, che riguarda Bussi, in Abruzzo, la cui storia è tristemente legata all’inquinamento del fiume Tirino, un disastro ambientale compiuto e perpetrato dagli anni 60 agli inizi del nuovo millennio con passaggi di proprietà dalla Montedison alla Solvay.

Nel 2007 le indagini portarono alla scoperta di quella che fu definita «la più grande discarica di rifiuti chimici di tutta Europa» con 2.000.000 di metri cubi di terreno contaminato e le acque di falda ormai compromesse, non più utilizzabili a fini potabili ed alimentari.

Per la bonifica dovrebbero essere necassari più di 500 milioni di euro, ma al momento sono a disposizione solo 50 milioni e si parla della creazione di una megadiscarica che dovrebbe accogliere tutto il contenuto del sito inquinato; questo non risolverebbe il problema, ma semplicemente lo sposterebbe.

bussi

Ecco come ha risposto il Ministro alla richiesta di chiarimento

Allo stato attuale non sussiste alcun progetto per la riperimetrazione del sito di Bussi, né è stata presentata alcuna proposta in merito da parte della regione e degli enti locali che ai sensi della vigente disciplina sono titolari del relativo parere di iniziativa. Si conferma, inoltre, la posizione del Ministero espressa nel provvedimento di diffida alla società, adottato il 9 settembre 2013, volto a rimuovere tutti i rifiuti depositati in modo incontrollato nelle discariche realizzate in località Tremonti e nelle aree a monte dello stabilimento industriale, ripristinare integralmente lo stato dei luoghi mediante la rimozione delle discariche ed eventuali altre fonti di contaminazione ancora attive, procedere alla bonifica delle matrici ambientali che all’esito della completa rimozione dei rifiuti dovessero risultare contaminate.

Il Ministro ha poi ricordato come siano ancora in corso processi, ricorsi a TAR e COnsiglio di Stato e controricorsi da parte di Solvay

In attesa della definitiva sentenza del Consiglio di Stato, Solvay, subentrata intanto nella gestione dell’area, è stata invitata ad adottare le necessarie misure di prevenzione e messa in sicurezza d’emergenza, al fine di non determinare soluzione di continuità alle esigenze di tutela della salute dell’ambiente dai rischi derivanti dai rifiuti depositati in modo incontrollato nella discarica 2A e nelle aree circostanti, intervenendo sia per la citata discarica sia per i rifiuti depositati nell’altra discarica, la 2B, a nord dello stabilimento. Inoltre, al fine di dare impulso immediato al risanamento dello stato dei luoghi nell’intera area a nord dello stabilimento e avviare concretamente la possibilità di reindustrializzazione di detta area, con l’insediamento di nuove attività produttive, è stato chiesto a Solvay di predisporre anche un progetto di riparazione dell’area. In particolare, è stato chiesto a Solvay di rimuovere integralmente, da una parte delle aree a nord dello stabilimento, i rifiuti depositati in modo incontrollato.

Le risposte non possono ovviamente essere soddisfacenti, soprattutto in attesa che la magistratura faccia la sua parte, e soprattutto considerando che nel dl 91/2014 (in questi minuti alla Camera per la fiducia) i limiti di emissioni per gli scarichi a mare per acciaierie, centrali a carbone, cementifici, raffinerie, centrali elettriche, stabilimenti chimici sono stati sostituiti da limiti così alti da far impallidire il principio comunitario del chi inquina paga.

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