Scorie nucleari in Italia: sono 25 anni che se ne discute e il prossimo 16 giugno ci sarà una nuova puntata di questa interminabile telenovela radiattiva.
La Sogin (Società gestione impianti nucleari) e l’Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale) dovranno comunicare ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico i più recenti studi tecnici sulla gestione dei rifiuti radioattivi.
In seguito il ministero dell’Ambiente pubblicherà la Cnapi (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee) e da questa lista di luoghi indicati sarà selezionata la sede del deposito nazionale di scorie nucleari. Cioè la discarica che nessuno di noi vorrebbe sotto casa.

Massimo riserbo sulle Regioni e sulle zone ‘papabili’. Ma le sei regioni più probabili sembrano essere Basilicata, Marche, Veneto, Toscana, Lazio e Puglia. In una di queste sei regioni dovrebbe essere individuato il punto ideale in cui costruire la discarica di scorie nucleari nazionale.
L’Italia, fra tutti i paesi in Europa con trascorsi nucleari, è l’unica nazione a non avere un sito di stoccaggio nazionale per i rifiuti radioattivi.
Dove verrà dunque realizzata la più sgradita delle discariche? Nel 2003 Scanzano Jonico in Basilicata era stato indicato come il luogo ideale per realizzare il deposito nazionale, idea sfumata per la rivolta popolare che infiammò il paesello della Lucania.
Ma la Sogin pare intenzionata a evitare un nuovo caso Scanzano Jonico: per ora è possibile dire che sono senz’altro escluse le aree vulcaniche (in attività e non), i territori oltre i 700 metri sul livello del mare e vicini meno di 5 chilometri dalla costa, nonché le aree a elevata sismicità, a rischio frane e\o alluvioni. Naturalmente sono escluse anche le aree naturali protette, quelle troppo vicine ai centri abitati o alle autostrade.
Come potete constatare, in Italia non è semplice trovare un sito che non contempli almeno una di queste caratteristiche.