Il premier Matteo Renzi, al convegno sul TTIP (Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti), insieme al vice ministro allo Svilippo economico Carlo Calenda, ad Emma Marcegaglia (presidente Eni) e Giorgio Squinzi (presidente di Confindustria), ha affermato che il Trattato non è “una scelta tra i soliti politici che si mettono d’accordo per fare chissà che cosa o mangiucchiare come sempre” ma è “una fondamentale scelta strategica dell’Europa e della presidenza italiana”.
Renzi ha anche sottolineato come questo accordo abbia anche una valenza simbolica di “amicizia” che lega l’Europa all’America arrivando anche a sottolineare che “Il Ttip è una scelta strategica CULTURALE“
Vi siete mai chiesti cosa ci sia nel TTIP? Sembrerebbero tutte rose e fiori: meno barriere, meno dazi, meno impedimenti allo scambio di beni e servizi. In realtà è già così. Quello che si chiede per poter partecipare al TTIP è di abbandonare la regolamentazione sui controlli.
Come ha fatto notare il premio nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, nella sua lectio magistralis alla Camera lo scorso 23 settembre, i costi che si avranno a causa dell’attuazione del TTIP non sono quantificabili perchè si tratta di “costi per la salute, l’ambiente, la sicurezza dei cittadini mentre i benefici saranno tutti per le multinazionali”.
Sempre secondo Stiglitz “si tratta di un accordo la cui intenzione sarebbe di eliminare gli ostacoli al libero commercio. Tuttavia – aggiunge – gli ostacoli al libero scambio sono le regole per la tutela dell’ambiente, della salute, dei consumatori, dei lavoratori”.
Esistono circa 60 associazioni europee, politicamente trasversali, che si sono coalizzate per denunciare le maggiori storture del Ttip, accusando governi e partiti di colpevole negligenza rispetto alle ricadute del nuovo trattato Usa-Ue, considerate per lo più negative.
L’Eurodeputato del M5S Dario Tamburrano scrive sul suo blog
Il “mandato” ai negoziatori europei consente esplicitamente loro di accettare due clausole foretemente volute dagli statunitensi: la prima é detta “di protezione degli investimenti” (fornisce alle aziende protezione anche dagli espropri “diretti ed indiretti”), la seconda é conosciuta come ISDS, “investor-to-state dispute settlement”. Traduzione pratica:quando un’impresa si sentirà danneggiata dalle scelte politiche di uno Stato potrà trascinarlo davanti ad un collegio arbitrale (una sorta di tribunale) per ottenere indenizzo.”
Un caso simile è successo già in Australia, dove la Phillip Morris ha denunciato il Governo australiano per aver fatto delle campagne anti-fumo.
Stessa sorte potrebbe succedere qui in Europa a quei Paesi che dovessero decidere di non permettere trivellazioni, fracking, coltivazione di OGM o bombe ormonali negli allevamenti intensivi.
Secondo Stiglitz, “si cerca di sottrarre il trattato al processo democratico, invece di avere un dibattito su questi temi”, ovvero succede proprio quello che Renzi cercava di smentire nel: i soliti politici decidono solo tra loro, facendo subire gli effetti alle popolazioni ignare. Ed infatti, sempre nel blog di Tamburrano, si può leggere
“Conosciamo grazie ai “leak” l’enorme potenziale distruttivo che il TTIP ha nei confronti dell’ambiente, degli standard alimentari, del welfare europeo o di quel che ne resta: i negoziati, avviati per decisione del Consiglio Europeo, vengono condotti in totale segreto. Neanche noi parlamentari europei abbiamo accesso al contenuto delle trattative e alle bozze del trattato. Voteremo il testo – prendere o lasciare – quando sarà completato.
