QUELL’ “AIUTIAMOLI A CASA LORO” E’ UNA STRIZZATA D’OCCHIO DI MATTEO RENZI A MATTEO SALVINI?
La legislatura è politicamente morta: il governo Gentiloni si trascina con questioni di interesse non prioritario (su Ius Soli e sull’apologia del fascismo ci sono già leggi funzionanti), dando l’impressione di essere alla ricerca di un motivo di esistenza, un esecutivo in cerca d’autore.
In realtà, a noi pare, questo governo e questo Parlamento hanno soltanto altre due cose da fare prima di essere archiviati: la legge di Bilancio e la legge elettorale.
Da qui al voto del 2018, potete scommetterci, alla Camera e al Senato si accapiglieranno su questioni di alta filosofia, ma stringi stringi sono due gli argomenti di cui si parla nei corridoi dei palazzi: come si andrà a votare e come fare per arrivare ai numeri necessari a governare.
Con un elettorato spaccato in tre grossi blocchi (Pd, M5S e Centrodestra), viene da sé che nessuno può farcela da solo. E allora si cerca di tenersi ogni strada aperta.
Salvini non parla troppo male del M5S, per esempio. Berlusconi parla male del M5S, perché teme un’intesa fra loro e la Lega Nord.
E Renzi? Renzi se ne esce con un “aiutiamoli a casa loro” che lascia tutti allibiti. Il post apparso e scomparso da Facebook ha fatto sembrare questa uscita come un maldestro errore di comunicazione.
Lo stesso Renzi, intervistato da Mentana, dice che chi pensa a una sua alleanza con Salvini dovrebbe farsi vedere, che forse è colpa del caldo.
Sarà il caldo, ma non ne siamo convinti: l’ex Premier è uno che non butta frasi a casaccio, consapevole della potenza di certe formule magiche chiamate slogan.
Renzi non poteva non sapere che dicendo “aiutiamoli a casa loro” tutti avrebbero pensato a un loro avvicinamento alla Lega Nord.
E se il Pd inizia a pensarla come Salvini, perché non dargli il ministero dell’Interno (vero obiettivo del segretario padano) in cambio dei voti della Lega in Parlamento?
E’ una questione matematica: il Pd per governare può guardare a sinistra oppure al centrodestra.
Con la sinistra non ci si arriva. E con Berlusconi e basta, ancora una volta non ci si arriva. Se invece si convince Salvini, i numeri ci sono: le Larghissime intese.
Ma come lo giustifica Salvini un appoggio a un governo con dentro il Pd? Semplice: dicendo che è un’occasione da non perdere, perché danno l’Interno alla Lega e finalmente i migranti andranno fuori dalle scatole. L’elettorato di Centrodestra è molto più elastico di quello di sinistra: quando c’è da vincere, i compromessi vanno bene (e le Amministrative 2017 lo hanno dimostrato).
Considerando che il M5S non darebbe mai il ministero a Salvini, le Larghissime intese sono uno scenario auspicabile anche per la Lega.
Tutti (o quasi) contro i pentastellati, con una sinistra residuale e cinque anni di governo a botte di decreti legge e fiduce assicurati.
Mica male.
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