Brexit

BREXIT: deficit democratico e preoccupanti parallelismi storici

Il voto sulla cosiddetta “Brexit” è, a mio parere, un momento storico, che verrà compreso soltanto nei prossimi tempi, non da meno rispetto al crollo del Muro di Berlino nel 1989.

Le analogie tra l’attuale Unione Europea e l’ex URSS e i suoi “Stati satellite” (il cosiddetto COMERCOM) sono tantissime, sconvolgenti. Pochi ricordano che formalmente anche negli Stati si auto-definivano “repubbliche democratiche”, con tanto di costituzioni, elezioni, partiti politici, parlamenti e governi.

Nella realtà, tuttavia, c’era una ristretta élite, guidata dal segretario di partito locale (a sua volta controllato de facto dal segretario di partito dell’Unione Sovietica).

Brexit

C’erano, formalmente, tutti gli organi di vigilanza e controllo sugli organi politici, ma in realtà questi era sempre controllati da partito, ed ecco che i politici e gli amministratori, non avevano alcun incentivo vero a comportarsi bene, dato che nei fatti avevano il potere e né il popolo, né la magistratura potevano toglierglielo.

Per capire bene, vi invito a vedere il film capolavoro “Le vite degli altri”, ambientato nella ex Germania Est, dove si vede un ministro e un dirigente della Stasi (la polizia segreta per la difesa dello Stato) che potevano decidere, letteralmente, la vita e la morte di chiunque, pur all’interno dell’apparato di regole democratiche, che però erano lettera morta senza un vero apparato di controllo.

Questo squilibrio tra “forma” e “sostanza” ha cominciato sempre più a manifestarsi a partire dal secondo dopo guerra, invadendo come un tumore tutto il tessuto della società e finendo per colpire lo stesso modo di pensare della popolazione.

27 Jun 1962, Berlin, Germany --- The 'Schanz-commando' of East Germany's People's and Border Police is pictured in the midst of Eastern and Western sound trucks. Labour battalions of the Soviet Zone's People's and Border Police began erecting a new barrage out of prefabricated concrete slabs on June 27, 1962 at Klemkestreet on the border to West Berlin's quarter Reinickendorf. On the Western side of the border, next to the barbed-wire fence, the sound trucks of 'Studio am Stacheldraht' (literally: Studio alongside Barbed-Wire) drove up while labour battalions with 200 men gathered on the border's Eastern side in order to 'protect' with two water guns, an armoured personnel carrier, various armoured trucks and three army sound trucks. --- Image by © dpa/dpa/Corbis

Tutto ciò (unito ad altri fattori legati alle economie dirigistiche) ha portato ad un impoverimento dell’economia progressivo, ma inesorabile. Le persone volevano andarsene dove potevano essere valorizzate e per un periodo lo fecero, finché furono introdotti rigidissimi e repressivi meccanismi di divieto di emigrazione (il Muro di Berlino ne è il simbolo).

Senza alcuna libertà e meritocrazia, non c’era interesse a migliorarsi e migliorare la comunità, il successo era legato ai favori politici più che alle competenze e si finiva per lavorare meccanicamente quel numero di ore obbligatorie.

Alla fine, il sistema collassò, non per le opposizioni politiche, né per rinnovamenti interni, né per riforme (spietatamente represse), ma perché era fisiologicamente insostenibile.

La Germania Est fu la prima crepa della diga, con una economia e uno standard di vita in sistematico peggioramento (seppure una delle economie più forti del blocco comunista).
Dopo l’apertura del muro, si tentò di riformare la Repubblica Democratica Tedesca, e in seguito la stessa Unione Sovietica, ma ormai il sistema era troppo marcio e collassò.

Le analogie con questa degenerazione di Europa, altamente burocratizzata e non democratica (da decenni gli studiosi parlano di “deficit democratico”), a mio parere sono spaventose. Non va dimenticato che molti burocrati che siedono a Bruxelles vengono proprio da quei Paesi e si sono formati in quegli anni.
Inoltre, il sistema normativo europeo è strutturato in modo da imporre agli Stati membri le normative e i tratti internazionali imposti dall’Unione europea, in modo automatico. Ad esempio gli articoli 10, 11, 117 della nostra Costituzione (oltre ad una consolidata Giurisprudenza della Corte di giustizia UE e delle nostra Corte Costituzionale), che impongono un adattamento automatico del nostro ordinamento giuridico al diritto UE!

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Direte voi: se l’Unione Europa è nata nel 1957, perché ce ne accorgiamo soltanto adesso?

Semplice: perché allora non era nulla di lentamente paragonabile a quello che era oggi. Si chiava “Comunità Economica Europea” si occupava solo di commercio e di concorrenza, scopi sicuramente nobili. Aveva in quel caso senso creare un sistema regolato da “tecnici” viste le materie di cui essa si occupava e l’impatto limitato nella vita dei cittadini.

Con il passare degli anni, non solo aumentarono gli Stati membri (sempre più disomogenei come economie e tradizioni culturali e politiche), ma aumentarono le competenze di questo monstrum burocratico, che non ha mai voluto cambiare il proprio meccanismo di governo interno in senso democratico.

Surrettiziamente e inesorabilmente, le competenze esclusive e concorrenti dell’Unione sono aumentate in modo esponenziale, finendo per invadere ogni aspetto della nostra vita.

Il tutto senza un sistema di rappresentanza democratica: il “Parlamento europeo” (unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini), come i parlamenti degli ex Paesi comunisti, è un organo di pure forma, che si limita ad avallare scelte degli altri organi: Consiglio e Commissione, entrambi non eletti.
Il Consiglio è composto, a dire il vero, dai ministri dei 28 Paesi membri, ma proprio l’alto numero fa sì che essi discutano di meno (rischiando di non trovare una intesa) e si limitino ad approvare atti preparati dai burocrati, Commissione europea in primis, i cui membri non solo NON sono eletti all’interno degli Stati, ma hanno come dovere quello di NON fare l’interesse del proprio Stato di origine, ma esclusivamente gli interessi dell’Unione, come impongono i Trattati.

Tutti ricorderanno cosa è stato fatto alla Grecia, come un intero popolo è stato ridotto alla disperazione e alla fame, solo per salvare gli investimenti delle banche tedesche e francesi, fortemente esposte (avendo speculato sui redditizi titoli greci) a danno dei cittadini europei (che hanno pagato con le tasse la “messa in sicurezza” del sistema finanziario greco). Abbiamo visto come, proprio un anno fa, Tsipras è stato costretto (non si sa con quali “mezzi”) a violare la volontà popolare espressa nel referendum, e subire il ricatto di Bruxelles. Abbiamo visto come, sistematicamente e prevedibilmente, le politiche di austerità imposte alla Grecia hanno distrutto senza speranza la sua economia, riducendola molto peggio di come sarebbe stata se nel 2010 non avesse ripagato il debito pubblico (danneggiando le grandi banche tedesche e francesi).

Veniamo agli scenari. Premesso che è tutto imprevedibile, se è vero che la storia non si ripete mai esattamente, ma sempre per grandi linee, è molto probabile (anche a giudicare dalla faccia tesissima di Monti) che questo “precedente” (che i burocrati UE hanno evitato con la Grecia) avrà pesanti ripercussioni sull’Unione europea. Una crepa in un edificio pericolante, che rischia di crollare, esattamente come la ex URSS.

Per noi le cose non si mettono bene, ma sicuramente sarebbe comunque continuato questo lento ed inesorabile saccheggio di ricchezza privata e libertà.
I governi filo-UE saranno sempre più in difficoltà a giustificare una tale sottomissione e non escludo che debbano gettare la maschera e violare, se necessario con la forza, diritti e libertà. Nel 1968, l’URSS inviò i carri armati e depose con la forza il presidente cecoslovacco che aveva fatto riforme liberali considerate pericolose alla tenuta del blocco. Si vi interessa questa storia vi consiglio il bellissimo film “L’insostenibile leggerezza dell’essere” che mostra come le libertà furono annientate poco dopo.

Tornando al presente e in Italia, in questo senso la “Riforma costituzionale Renzi-Boschi” è uno strumento fondamentale di tenuta del potere dato che permetterebbe al Governo di approvare qualunque legge, facilitando, di fatto anche il cambio della Costituzione (ad esempio eliminando il diritto di manifestare liberamente, di scioperare, il diritto di espatriare, ad una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del lavoro prestato e molte libertà sulle quali la grande finanza non ha nascosto la propria contrarietà). Per questo diventa vitale votare NO al referendum di ottobre, soprattutto ora… Non c’entra nulla Renzi o il prossimo pupazzo che verrà messo al suo posto, c’entriamo noi come cittadini liberi.

Dal punto di vista economico, un collasso dell’Unione europea potrebbe tradursi in un dissolvimento dell’Euro come moneta, con conseguente svalutazione immediata delle monete dei Paesi “deboli”, come l’Italia. In questo senso, si spiega il picco nel prezzo dell’oro di oggi… In caso di forte svalutazione, possedere beni rifugio potrebbe avere molto senso, anche ricordando le drammatiche svalutazioni nelle ex repubbliche sovietiche.
Mentre il Regno Unito è una economia autonoma, con propria monete e commerci in tutto il mondo, l’Italia è legata a doppio filo al sistema dell’Euro. Se un tale scenario di dissolvimento si avverasse, le nostre banche, già in fortissima difficoltà per i crediti deteriorati, riceverebbero un colpo devastante e non sono da escludere possibili interventi pubblici e di esproprio dei risparmi.

Con il passare degli anni, una moneta svalutata potrebbe favorire le nostre produzione e le nostre esportazioni, ma dipenderà da quante imprese italiane saranno sopravvissute a questa desertificazione progressiva (a causa dell’Euro che favorisce le imprese tedesche e di altri Paesi dell’area Euro).

Fare previsioni precise è impossibile, ma è certo che ognuno di noi deve alzare le antenne, informarsi da fonti indipendenti e oggettive (non dal patetico apparato di dia-informazione nazionale palesemente pro-UE) e prendere le misure ritenute più giuste per la propria situazione economica e personale.
Anche se supereremo tutto questo, ci aspettano molti sacrifici e difficoltà, ma è sempre meglio che vivere nella beata ignoranza finché veniamo travolti da una diga.

di Alessandro Rosanio

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