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Notizie pensioni oggi 22 giugno 2017: lo scandalo dei 25.000 esclusi da Ape sociale

ULTIMISSIME NOTIZIE PENSIONI (OGGI 22 GIUGNO 2017) – I LAVORATORI DISCONOSCIUTI DALL’APE SOCIALE

Dopo le news sulle pensioni e i tagli al Welfare, altre tristi novità in arrivo sul fronte dell’anticipo pensionistico nella sua versione sociale, cioè per quegli over 63 rientranti nelle categorie considerate disagiate.

Ebbene, se siete degli operai edili, non vi meritate le pensioni con l’Ape sociale: non è un lavoro abbastanza faticoso e usurante. Almeno così la pensa il governo della “manovrina”, ma provate ad andarlo a chiedere a uno dei 25.000 lavoratori anziani esclusi dall’Ape sociale, se sulle impalcature ci saltella allegro e fischiettante.

Nelle ultime notizie sulle pensioni del quotidiano Repubblica vengono oggi raccontate un po’ di storie, testimonianze di lavoratori che si trovano a subire l’ennesima ingiustizia

Così racconta Angelo, un operaio edile siciliano:”Ho iniziato a lavorare quando avevo dodici anni e ora ne ho sessantaquattro. Sempre nei cantieri. Muratore, carpentiere, di tutto… “.

 “A una certa età bisognerebbe smettere – spiega Angelo – , noi non stiamo in ufficio con l’aria condizionata d’estate e il riscaldamento d’inverno. Freddo, vento, solleone, siamo sempre qui”.

Pensioni ultime notizie oggi 22 giugno 2017: 25.000 operai edili esclusi dal diritto, Ape sociale resta un sogno per loro

E’ la vita di un uomo con nome e cognome, Angelo Arena, 63 anni, all’opera in un cantiere di Giarre. Ed è solo un esempio dei circa 25.000 operai edili con più di 63 anni che resteranno fuori dall’Ape sociale, costretti quindi a sudare nei cantieri fino ad almeno 67 anni (sempre che nel frattempo l’età pensionabile non aumenti di nuovo).

Come hanno fatto a far fuori questi lavoratori dalle nuove pensioni anticipate, non facendoli rientrare nelle categorie ammesse all’Ape sociale? Semplice: hanno inserito un vincolo sulla continuità contributiva, caratteristica che nell’edilizia è praticamente inesistente, visto che per un manovale o un muratore è nella norma non lavorare per quindici settimane in media all’anno.

Manca quindi il requisito di almeno sei anni continuativi di contributi nell’arco degli ultimi sette, che sembra fatto ad hoc per estromettere una categoria di lavoratori che avrebbero davvero bisogno di andare a riposo con qualche anno di anticipo.

Niente da fare nemmeno per le pensioni anticipate riservate ai lavori cosiddetti usuranti, visto che nel campo dell’edilizia vengono considerati tali solo quelli nelle cave o gallerie, oppure con turnazione notturna.

I sindacati hanno chiesto opportune modifiche al governo, ma per ora senza risposta: per i diritti dei lavoratori la coperta è sempre troppo corta.

 

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