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Olio d’oliva tunisino vs Olio d’oliva italiano: perché scegliere il Made in Italy

Negli ultimi anni si è molto parlato della vendita dell’olio extravergine di oliva e delle sue innate qualità benefiche.

Tutto questo ha spinto il mercato e la produzione verso strade alternative che però non coincidono spesso con scelte totalmente azzeccate. Per quanto riguarda ad esempio l’esportazione dell’olio d’oliva tunisino, il 2015 è stato un anno da ricordare, in termini negativi per la Commissione Europea. In quel periodo infatti ha favorito un aumento sostanziale dell’olio d’oliva tunisino, a dispetto di quello italiano, spagnolo e greco.

Le motivazioni di questo provvedimento che autorizzava un temporaneo aumento di esportazione dell’olio d’oliva tunisino al fine di sostenere la ripresa del Paese nordafricano, venne salutata con una certa indifferenza da alcuni politici italiani. A distanza di un anno da questo provvedimento, resta il problema legato a questo incentivo, che penalizza e rende a volte superfluo il lavoro di commercializzazione da parte dei nostri produttori con un olio che pur non essendo sempre competitivo, in termini di costi, è di una qualità nettamente maggiore.

Del resto non è la prima volta che la Commissione e l’Unione Europea, e Bruxelles, in particolare, sono risultati incapaci di tutelare e difendere il Made in Italy. Questo tipo di logica è legata sicuramente a interessi e vincoli di tipo commerciale, e dimostrano come in Italia ci siano ancora delle difficoltà sia a livello politico che istituzionali, per quanto riguarda la difesa del territorio e dell’agricoltura.

Restando ai fatti il prodotto nazionale è di gran lunga superiore, più curato e che deve rispondere a standard qualitativi e a norme piuttosto ferree e rigide. Quello che a Bruxelles pare interessare quindi è spremere fino in fondo chi produce e realizza un buon prodotto di qualità e un olio extravergine secondo tutti i crismi. Ed è qui che subentra la politica, vista che vige il solito regolamento del due pesi e due misure. Si continua ancora a parlare dell’olio tunisino, perché il programma di aumento dell’esportazione del prodotto non si ferma al 2016, ma proseguirà ancora per un anno, fino alla fine del 2017.

Si tratta di un contingente tariffario senza dazio unilaterale di 35 000 tonnellate all’anno per le esportazioni tunisine di olio d’oliva nell’UE. Finora a parte qualche lamentela formale, non c’è stato alcun cambio di rotta. Secondo l’opinione pubblica il problema però non dovrebbe riguardare i produttori di olio d’oliva di qualità italiani, ma i suoi consumatori. Il problema naturalmente non riguarda chi sceglie con accortezza un prodotto DOP Made in Italy realizzato e garantito secondo tutti i crismi.

Questo riguarda invece i consumatori che una volta davanti a una scelta di prezzo, non esitano nello scegliere il prodotto più conveniente, in apparenza. La lotta contro la contraffazione è nell’agenda sia del governo italiano che della UE, su questo punto si gioca gran parte della nostra competitività sui mercati globali.

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