Salvini sceglierà M5S o Berlusconi? C’è una terza via inaspettata

UN SOLO PUNTO CERTO: NESSUNO PUO’ GOVERNARE DA SOLO. COSA FARANNO SALVINI, M5S E GLI ALTRI PARTITI?

Partiamo da un assunto. Prima del voto tutti i partiti andranno da soli, rivendicando con orgoglio le loro differenze e le loro identità. Dopo il voto, a carte scoperte, in molti scenderanno a più miti consigli, invocheranno il buon senso, faranno i conti con la realtà.

Qual è la realtà? Che nessuno sarà in grado di governare da solo.

Matteo Renzi è il primo a saperlo ed ammetterlo. L’ex Premier ha un solo obiettivo: vendetta, tremenda vendetta. Tornare a palazzo Chigi e non schiodarsi di lì per 5 anni, alla faccia dei 20 milioni di italiani che lo hanno cacciato a pedate il 4 dicembre 2016.

E così si tiene aperte entrambe le porte: sia un’alleanza a sinistra, con Pisapia a fare da federatore con gli scissionisti del PD, sia un’alleanza al suo mentore di Arcore, per delle larghe intese fra moderati, uniti contro i populismi.

Primo scenario.

Poi ci sono i pentastellati. Il MoVimento 5 Stelle ha fatto intuire più volte la sua strategia: arrivare primo, ottenere il diritto al mandato esplorativo per formare il nuovo governo, proporre dei punti programmatici e chiedere in Parlamento “chi ci sta” a realizzarli.

Secondo scenario.

Dopo i più grandi azionisti dei consensi degli italiani (almeno dando retta ai sondaggi), cioè dopo il Pd e il M5S, ci sono Berlusconi e Salvini.

Entrambi non aspirano a diventare Premier, nemmeno il leader della Lega nord che è consapevole di non essere abbastanza “moderato” e “rassicurante” per ricoprire quel ruolo. Non per niente Salvini ha in più occasioni spiegato (anche se è stato notato poco) di voler fare il ministro dell’Interno. Un ruolo perfetto per chi ha costruito la sua fortuna elettorale sul tema migranti.

E con chi avrebbe più speranze di riuscirci il leader della Lega? Non certo con il M5S, per un motivo molto semplice: i grillini presenteranno prima del voto la loro squadra di ministri e concedere una poltrona a Salvini, in cambio dei suoi voti in Parlamento, sarebbe un suicidio politico.

Resta insomma una terza via, ancora poco considerata. Visto che ai vecchi partiti, diciamocelo, interessa soprattutto far fuori il M5S, le Larghe intese si potrebbero allargare abbastanza da farci rientrare anche la Lega Nord.

E questo soprattutto se consideriamo che Renzi difficilmente raggiungerebbe la maggioranza parlamentare con un’alleanza di sinistra O con un’alleanza con Berlusconi. Inglobare anche la Lega potrebbe diventare una necessità.

Ma Salvini come lo giustifica ai suoi elettori il sostegno a una maggioranza con dentro il Pd e Renzi? Semplice: dicendo che in questo modo la Lega ottiene il ministero dell’Interno e che, da quel momento in poi, sui migranti si fa come dicono loro.

Più che abbastanza per far ingoiare il rospo alla base leghista.

(Vi sembra impossibile? Nel 2013 sembrava impossibile a tutti anche un’alleanza Forza Italia-Partito democratico)

 

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