vaccini obbligatori

Vaccini, il post di un medico che ci invita a ragionare

Da quando il Ministro Beatrice Lorenzin ha annunciato l’obbligatorietà di dodici vaccini per poter iscrivere i figli a scuola e per quelli che sono già iscritti, ma non hanno le vaccinazioni in regola, è tutto un susseguirsi di discussioni sui social e in tv tra vaccinisti e anti-vaccinisti.

Discussioni accese, amicizie eliminate, accuse reciproche, dicotomie senza sfumatura. Già, perchè se provi a dire qualcosa sul tema sei o un venduto alle lobby del farmaco (i vaccinisti) oppure un untore che vuole riportare il vaiolo e vedere sterminati tutti i bambini appena nati, un anti-scienza, un ignorante (gli anti-vaccinisti)

La questione é molto più complicata di così.

In rete si è letto di tutto e di più, ognuno ha portato acqua al proprio mulino con studi, articoli, statistiche che non fanno certo cambiare idea a chi è schierato da una parte o dall’altra.

Personalmente preferisco le sfumature. Le ho trovate in un post di un medico abruzzese, un coraggioso visto il periodo da “caccia alle streghe” dell’Ordine dei Medici che radia dall’albo chiunque provi a dire un “ma” di troppo sulla questione.

Il lungo pensiero inizia così:

“Dotto’… mi devo vaccina’?”
“Aspe’… prendo la calcolatrice e te lo dico”.

E ci si chiede a cosa serva la calcolatrice; il lungo post si legge in modo fluido, chiaro e senza possibilità di errata interpretazione.

La malattia è un rischio. Il rischio si valuta moltiplicando la probabilità dell’evento per la sua gravità.
Il rischio va minimizzato, naturalmente, fino al livello ragionevolmente più basso. ‘Ragionevolmente’ è la parola chiave.

Un’immagine: la fila di genitori apparentemente acculturati, apparentemente informati, meno apparentemente intelligenti, davanti agli ambulatori per avere il vaccino anti meningite, qui ed ora, senza se e senza ma.
E alcune considerazioni.

Il diritto di cronaca non può spingersi fino a configurare il reato di procurato allarme. Cosa accadrebbe se ogni giorno i giornali riportassero dell’incendio di una casa? Per mesi? Sarebbe la corsa agli estintori. Qui ed ora.

Consigliare una vaccinazione, senza specificare oltre, è come consigliare una medicina. Ci si chiederebbe: quale? per cosa?
Già. Mi spiegate i pericoli della pertosse e della rosolia? Mi spiegate se, fatto il vaccino anti papilloma, poi posso evitare per tutta la vita di fare il PAP test? Se no, a cosa mi è servito il vaccino?

Tuttavia, evitare una malattia vuol dire evitare una possibile complicanza e anche un costo per la comunità; spesso ne vale la pena. ‘Costo’ è la parola chiave.
Senza contare che una vaccinazione di massa può arrivare ad eradicare la malattia. È successo col vaiolo. Potrebbe succedere con la polio.
Però.

Un “Però.” scritto così, a chiusura di una frase che dice esattamente quale sia il pensiero del medico: la vaccinazione di massa può arrivare a eradicare la malattia, l’abbiamo già visto con il vaiolo. Quel “Però.” si esplicita meglio nel proseguio del post.

Si può immaginare una vaccinazione a livello mondiale per il vaiolo e per la polio. Non si può immaginare il Burkina Faso vaccinare per la varicella o per la parotite. Ma oramai il vaso di Pandora dell’ideologia è stato scoperchiato, e bisogna riprendere la calcolatrice.

E ora arriva la parte relativa alle discussioni sul decreto Lorenzin per le vaccinazioni obbligatorie

I costi. Potremmo dare libertà di scelta ai genitori, con la condizione che, in caso di malattia o complicanza, paghino le spese sanitarie di tasca loro. Se il bimbo contrae una encefalite da morbillo, niente pensione di invalidità. Un po’ crudele. La calcolatrice lo è.
Ma non è un discorso. Se la pratica è ritenuta di pubblica utilità, lo Stato deve fare lo Stato e obbligare con la forza. Salvo indennizzare, in caso di danno.

Però, dodici vaccini obbligatori e, contemporaneamente, la radiazione dall’albo di un medico che ha espresso delle perplessità, odora di neo-Inquisizione. E di sveltina.
Giova ricordare che la radiazione impedisce ad un medico di lavorare. È finito. Si radia per reati molto gravi, tipo aborto clandestino, e dopo una condanna. Né gli Ordini dei Medici hanno difettato, fino a ieri, di compassionevole comprensione verso i colleghi colpevoli di truffa o evasione fiscale.

E allora riprendiamo quel formidabile strumento di analisi che è il pensar male, e chiediamoci cosa voglia dire, per le aziende farmaceutiche, introdurre delle pratiche obbligatorie su tutti i nuovi nati, magari su scala europea. (Ministra, contestualmente al decreto, ha mica chiesto un forte sconto a dette aziende?)

Se fossi un’azionista, investirei sui vaccini. Magari inventiamo quello anti CMV e anti toxoplasma, agenti che causano danni in gravidanza, e copriamo pure quelli che ancora non sono nati. E perché lasciare fuori gli altri germi? Chi sono i coxsackie, gli arbo e i rota virus? Figli della serva?

La ricerca va avanti e arriviamo a venti, cinquanta vaccini. E quale madre li rifiuterebbe dopo un’adeguata campagna giornalistica? Arriveremo a mettere i vaccini direttamente negli acquedotti e nelle fonti battesimali?

La malattia costa. I vaccini, anche. Per pagarli, si prendono soldi da un’altra parte; si tutela di meno un altro rischio. Con l’allarme in corso per la prossima epidemia di diabete, con l’ansia che cresce e con la popolazione che invecchia, bisogna darsi dei limiti. Ragionevolmente.

Un’altra stoccata all’informazione dopo quella iniziale su diritto di cronaca e reato di procurato allarme. Già, perchè lo stesso premier Gentiloni ha ammesso in conferenza stampa, il giorno dell’annuncio del decreto, che non esiste alcuna emergenza.

Io c’ero, e devo dire che l’emergenza Ebola in Nigeria venne gestita con più calma e misura che la questione vaccini da noi.
Forse perché lì studiano ancora le tabelline.

In effetti “l’isterismo” provocato dall’annuncio (perchè un testo del decreto non è ancora disponibile) dà chiaramente la misura di quanto la campagna di comunicazione attuata dal Governo, dal partito di maggioranza e dal suo segretario, abbia fatto presa su un Paese nel quale o sei pro o sei contro, dove il tifo (calcistico o politico) crea un clima di continua discussione accesa, senza alcuna possibilità di informazione adeguata ad un argomento che meriterebbe ben più di frasi spot dell’una o dell’altra parte.

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