Referendum

Post Referendum: ecco come la Casta punirà i luridi plebei che hanno votato NO

La vittoria del No al referendum costituzionale è un grave precedente. Il popolino populista rischia di affezionarsi a un pericolosissimo pensiero: votare non è inutile.

Il giro di valzer dei 26 gruppi parlamentari alla corte di Sergio Mattarella ha un unico obiettivo: annientare questo pericolosissimo pensiero. I cittadini non devono convincersi di poter partecipare sul serio alla vita politica.

Le elezioni devono rimanere un rituale folkloristico, una festa di paese, una sbornia mediatica di talk show e slogan, dove alla fine gli addobbi vengono rimossi e tutto torna come prima, al grigiore di sempre.

Che sia un Renzi bis, che sia un governo con un prestanome di Renzi, che sia un governo tecnico, di scopo, istituzionale, di unità nazionale, lo status quo dev’essere preservato.

Il pericolosissimo pensiero va addomesticato e trasformato in un altro pensiero, cioè nel solito e innocuo “tanto non cambia niente”.

BADATE BENE. Oggi ci dicono che non possiamo andare al voto subito perché abbiamo due leggi elettorali diverse.

Ma il Consultellum al Senato (cioè quello che resta del Porcellum dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato il premio di maggioranza e i listini bloccati, lasciando come avanzo del porco un proporzionale puro) e l’Italicum alla Camera non sono cataclismi naturali che si sono abbattuti contro di noi per volere del fato avverso.

Sergio Mattarella ha firmato l’Italicum, pur sapendo benissimo che, in caso di sconfitta del Sì, ci saremmo ritrovati in questa situazione. E nessuno ha pensato di correggere il Consultellum per poterlo utilizzare subito e in modo coerente all’Italicum, in caso di vittoria del No.

L’impossibilità di andare subito al voto è stata scientificamente creata come una specie di paracadute di emergenza, per evitare delle elezioni anticipate che sarebbero state apocalittiche per la casta, in particolar modo per il Pd.

Quello che vedremo ora è prevedibile: rinvio del voto (ad aprile ci sono le nomine di Finmeccanica e altre aziende fondamentali, a maggio c’è il G7, a settembre si maturano le pensioni di 600 parlamentari, a fine anno c’è la legge di bilancio da approvare: rimanderanno fino a inizio 2018), legge elettorale anti-M5S, elezioni, governo di inciucio fra centrosinistra e centrodestra (anche se M5S dovesse risultare primo partito, non potrà governare da solo se si vota con una legge di impronta proporzionale o con una legge che gli garantisce la maggioranza alla Camera, ma non al Senato).

E quando, dopo tante peripezie, gli italiani si ritroveranno con l’ennesimo governissimo con tutti i perdenti dentro e con i vincitori fuori, finalmente torneranno a pensare che “tanto non cambia niente” e se ne staranno buoni buoni a morire lentamente fra i voucher, i tumori causati dall’Ilva, la disoccupazione, la sanità privatizzata e la scuola devastata.

Sta a noi impedire che questo piano si realizzi.

 

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