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Novità pensioni tragiche: precari pagano privilegi, Stato salva banche ma non lavoratori

ULTIME NOVITA’ PENSIONI (10 LUGLIO 2017) – NEL PAESE DEI PRIVILEGI, CHI CADE SEMPRE IN PIEDI E CHI SEMPRE MALE

Le news sulle pensioni sono in forte fermento per una serie di novità che stanno infiammando anche il dibattito politico.

Anche Matteo Renzi, dopo aver ignorato lavoratori anziani e pensionati per lungo tempo, si vanta dell’aumento della quattordicesima, dell’Ape sociale, delle anticipate per i precoci.

Abbiamo già smontato questa propaganda in articoli precedenti: oggi ci pare il caso di far notare, ancora una volta, come i soldi non vengano mai trovati per i cittadini, ma per gli amici del governo sì. Sempre.

Pensiamo ad esempio al “Bonus Poletti“, quel rimborso molto parziale che il governo Renzi ha dovuto dare (suo malgrado) a causa di una sentenza della Corte costituzionale sulla mancata rivalutazione delle pensioni nel biennio 2012-2013, dovuta a una norma inserita dalla Fornero nel decreto “Salva Italia” del governo Monti.

Il rimborso doveva essere integrale, fino all’ultimo euro: è stato invece versato circa il 12% di quanto sottratto indebitamente. Motivo? Non bastano i soldi.

Ultime novità pensioni (10 luglio 2017): per lavoratori anziani e giovani precari i soldi non si trovano mai, per vecchi privilegi e amici saltano sempre fuori

Pensiamo ad esempio all’Ape social e alla quota 41 per i precoci. Perché sono stati stanziati solo 300 milioni? Come spiegano le ultimissime sulle pensioni, i 60.000 posti disponibili non basteranno per l’ondata di domande che si sta verificando in questi giorni. Perché la quota 41 non è stata concessa a tutti i lavoratori? Perché i paletti dell’Ape social sono così ristretti? Motivo: non bastano i soldi.

Eppure, di soldi lo Stato ne spende parecchi per altri motivi.

Ad esempio, gli assegni Inps di statali e sindacalisti, stranamente più alti rispetto a quelli di altri tipi di lavoratori. E a pagarli sono anche i giovani precari con le loro tasse, tasse che però non gli daranno il diritto di andare in pensione a un’età decente, visto che con l’aumento dell’aspettativa di vita non basterebbero i soldi. E quindi dal 2019 si andrà in pensione a 67 anni, con un aumento costante ogni due anni, fino ad arrivare a 70 anni per l’età pensionabile nel 2029.

Salvare le banche? Pronti! Negli ultimi due anni il governo ha sborsato, senza battere ciglio, 68 miliardi per il salvataggio banche (sette in totale).

Non era meglio fare il reddito di cittadinanza (costo stimato dall’Istat, 14,9 miliardi)? Il ddl M5S, in molti non ne sono al corrente, prevede infatti un’integrazione anche per le pensioni più basse, portando tutte le minime (oggi intorno ai 500 euro) a 780 euro.

Ma per farlo… indovinate un po’? Non bastano i soldi!

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