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Pensioni notizie su aumento età pensionabile: i nostri figli pagheranno tutto, pagheranno caro

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (10 AGOSTO 2017) – AUMENTO A 67 ANNI, CONTINUA LO SCONTRO

Dopo gli avvisi della Ragioneria di Stato sul blocco dell’aumento dell’età pensionabile, riprende il confronto fra i sindacati e la politica.

Negli incontri fra le sigle sindacali e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si era registrata un’apertura per fare qualcosa sull’aumento dell’età pensionabile, previsto per il 2019 a causa del meccanismo di automatismo previsto per legge.

Il requisito anagrafico va infatti calibrato in base al parametro dell’aspettativa di vita. Tuttavia, si è già fatto notare che l’aumento a 67 anni è comunque previsto da una clausola di salvaguardia presente nella riforma Fornero.

Quindi non c’è da avere molte speranze a riguardo: ormai l’aumento ci sarà, è solo da capire quando. Una differenza che però per molti italiani potrebbe fare la differenza, così come potrebbe fare la differenza per i partiti, visto che nel 2018 si vota.

La nostra scommessa è che, come al solito, sulle pensioni si giocherà al regalino elettorale demagogico: probabilmente in legge di Bilancio troveranno un modo per congelare l’aumento dell’età pensionabile, per poi farlo rientrare dalla finestra dopo le elezioni.

Pensioni ultime notizie (10 agosto 2017): Boeri contro blocco aumento, i giovani pagheranno per gli errori del passato?

Tito Boeri, presidente Inps, avvisa intanto che sarebbe “pericolosissimo toccare il meccanismo perché avremmo un ulteriore aggravio di spesa pensionistica che noi stimiamo in 141 miliardi di euro”. Cifra che si intende accumulata negli anni a venire, non in una sola botta.

Boeri fa notare inoltre che «”questo stop all’aumento progressivo dell’età pensionabile non è neanche nell’interesse dei lavoratori più deboli perché col sistema contributivo più si lavora, più i trattamenti aumentano”.

Infine, sottolinea Boeri, se campiamo più a lungo  è “giusto anche che si contribuisca più a lungo, altrimenti il sistema non riesce a reggere”.

Il problema è che i contributi da versare più a lungo sono una certezza, mentre il fatto di essere più longevi è una statistica, vale a dire una pia speranza che dovrà poi andarsi a scontrare con il mondo reale (il che significa tagli alla sanità, meno soldi per mangiare prodotti di qualità, sempre più inquinamento e problemi di rifiuti, eccetera).

Non bisogna poi dimenticare che l’Inps ha a carico diverse prestazioni assistenziali, come le varie malattie e le maternità: la pretesa di far funzionare l’ente come un vero sistema contributivo non regge il confronto, ancora una volta, con il mondo reale, in cui c’è gente che si fa assumere dai parenti quando aspetta un figlio, perché “tanto paga l’Inps”.

Insomma, se le colpe sono anche e soprattutto della cattiva gestione della politica sulle pensioni, delle varie riforme che si sono avvicendate in modo contraddittorio, creando privilegiati e figli della gallina nera, anche noi italiani abbiamo avuto un rapporto piuttosto disinvolto con le pensioni.

A pagare il conto, ora, sembra toccare ai nostri figli e nipoti, destinati a vedere i loro trattamenti Inps non prima dei 68 anni, dal 20131, e dei 70 anni a partire dal 2057.

 

 

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