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Pensioni news: fermo da 7 mesi il prepensionamento per i lavoratori esposti all’amianto

PENSIONI ULTIME NEWS OGGI (6 LUGLIO 2017) – LAVORATORI AMIANTO, MANCA FIRMA E SI BLOCCA TUTTO PER PREPENSIONAMENTO

Dopo le novità sull‘aumento dell’età pensionabile arrivate dall’Istat, ci sono aggiornamenti anche dall’Inps sul tema pensioni.

L’istituto previdenziale punta il dito contro il ministero del Lavoro, la squadra del ministro Giuliano Poletti nega tutto. Parliamo del prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto, fermo da sette mesi perché – secondo il ministero di Poletti – mancherebbe una firma da parte della Corte dei Conti.

Le speranze di tremila persone, fra l’altro malate in modo grave, sono dunque appese a una firma. Senza quella firma, niente pensioni anticipate.

Un’altra misura inserita in legge di Bilancio fatica a concretizzarsi nella realtà, dopo i ritardi sull’Ape sociale e sui precoci e dopo la mancanza di fondi per il cumulo contributivo gratis: la nostra burocrazia cincischia e dei malati di mesoteliomi e carcinomi non possono ricevere il loro prepensionamento, come previsto per legge.

La norma, quel comma 250 del deputato Pd Antonio Boccuzzi, era stata una novità ampiamente festeggiata e propagandata: “Grazie a quella norma”, spiega Boccuzzi , “chiunque abbia versato solo 5 anni di contributi e riesca a dimostrare, con un certificato Inail, di aver contratto sul posto di lavoro malattie legate all’amianto, indipendentemente dal grado d’invalidità dovrebbe aver diritto al prepensionamento”.

Pensioni news 6 luglio 2017: i malati di amianto aspettano da 7 mesi il prepensionamento che gli spetterebbe per legge

Il tutto era precedentemente regolato da una legge del 1992 sulle agevolazioni contributive riconosciute ai malati d’amianto, con la semplice maggiorazione del 50% nella conta degli anni di contributi versati.

“Una misura che, al netto delle varie progressive modifiche, manteneva un difetto sostanziale”, dice Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona). Sarebbe? “Semplice: se, anche in virtù di quella maggiorazione, non si superava il tetto minimo di anni di contribuzione ordinario, i malati causa amianto non potevano comunque andare in pensione”. Quindi “una platea tra le 2 e le 3mila persone” che hanno lavorato quotidianamente, senza saperlo, con sostanze cancerogene.

Poi arriva il comma 250 e si fa, sulla carta, un passo avanti. Ora “il requisito contributivo si intende perfezionato quando risultino versati a favore dell’assicurato almeno cinque anni nell’intera vita lavorativa”.

Ma le disposizioni attuative, che dovevano essere emanate entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, ancora non si vede. Due mesi: ne sono passati invece sette.

Senza questo ok del ministero del Lavoro, l’Inps non può procedere.

Contattati da ilfattoquotidiano.it, gli uomini di Poletti spiegano che: “Il decreto ministeriale è stato firmato dai ministri del Lavoro e dell’Economia ed è alla Corte dei conti dal 20 giugno”.

E Boccuzzi, l’autore del comma 250 tanto apprezzato, che dice? “Francamente, non sappiamo come sia possibile. Anzi, stiamo pensando di presentare una interrogazione al ministro Poletti, sperando che ci risponda”.

 

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