Ultime novità pensioni: il destino amaro dei nati dopo il 1980, notizie choc

ULTIME NOVITÀ PENSIONI (24 LUGLIO 2017) – TRAGEDIA UNDER 37, TRAVOLTI DALLE RIFORME

Sei nato dopo il 1980? Spiacente, sei capitato al giro di giostra sbagliato: quelli prima di te si sono mangiati tutto.

Dopo le news sulle donne lavoratrici, oggi parliamo dei nostri giovani.

Chi ha 37 anni o meno si è beccato tutto l’affastellarsi delle varie riforme pensioni: la combinazione della riforma Dini dei primi anni Novanta (che ha segato il calcolo contributivo per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995) e della riforma Fornero del 2011 (aumento dei requisiti necessari per andare in pensione) è micidiale.

Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del Consiglio, ha ammesso l’esistenza del problema, una questione enorme che riguarda milioni di lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dal 1996, finendo interamente nel calcolo contributivo.

Chi ha potuto è già andato via, come spiegato da Tito Boeri con i dati sui pensionati all’estero.

Per la generazione post 1980 sono tre le strade per uscire dal mondo del lavoro.

Ultime novità pensioni (24 luglio 2017): under 37, tre le possibilità di salvezza, rischio vecchiaia in povertà

Partiamo dalle pensioni di vecchiaia. In questo caso i requisiti sono un minimo di 20 anni di contributi, con un’età minima che si prevede intorno ai 69 anni e 5 mesi. Un’età anagrafica calcolata in base agli adeguamenti automatici previsti per legge in relazione alla speranza di vita. Per le pensioni di vecchiaia sarà inoltre necessario aver maturato un assegno Inps superiore a tre volte il minimo della pensione sociale.

Seconda possibilità riguarda proprio i lavoratori capace di maturare pensione superiore a tre volte il minimo. In questo caso per andare in pensione serviranno 73 anni e 5 mesi di età anagrafica. Questo è il destino, particolarmente tragico, che attende i giovani precari di oggi, condannati da una discontinuità contributiva.

Ci sono infine le pensioni anticipate. si tratta della possibilità di lasciare il lavoro con 3 anni di anticipo rispetto all’età di vecchiaia, con 20 anni di contributi è un trattamento pensionistico maturato non inferiore a 2,8 volte la pensione minima.

Non ci vuole molto a capire che questo sistema si accanisce in particolar modo contro i più deboli, contro i ragazzi che lavoro una botte di voucher, contro chi per forza di cose deve lavorare a singhiozzo. Fra l’altro, chi è nato dopo il 1980 non gode neppure dell’integrazione al minimo.

Naturalmente la soluzione ideale sarebbe quella di politiche del lavoro che favoriscono la continuità occupazionale, in modo tale da consentire alla maggior parte dei lavoratori di collezionare in modo stabile un adeguato numero di anni contributivi. Ma per come sta andando il mercato del lavoro in questo mondo globalizzato, nessuno si attende dei Miracoli da questo punto di vista. E allora il rimedio potrebbe essere il solito Stato assistenzialista, sia con l’introduzione di un assegno di garanzia a €650, come se ne è parlato nelle ultime notizie sulle pensioni, oppure di contributi figurativi a carico della fiscalità.

In poche parole, nell’incapacità di creare una società più giusta per cittadini e lavoratori, ci si mette una pezza con un po’ di elemosina nel sociale.

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