pensioni ultime novità Poletti

Pensioni ultime novità: vorreste il triplo del vostro assegno Inps? C’è chi ci riesce così

PENSIONI ULTIME NOVITA’ (16 LUGLIO 2017) – LO STRANO CASO DEGLI ASSEGNI INPS TRIPLICATI

Dopo le news sul ministro del Lavoro Giuliano Poletti e l’aumento dell’età pensionabile, oggi passiamo alle ultimissime su un argomento molto peculiare.

Pensioni moltiplicate per tre? Quanti di noi le vorrebbero e ne avrebbero bisogno! Ma c’è già qualcuno che le ha: i sindacalisti.

Si tratta di un diritto acquisito giustamente o di un privilegio? Cerchiamo di capire per prima cosa come funzionano le pensioni dei sindacalisti.

La sentenza 491/2016 della magistratura contabile dà torto al ricorso di un maestro elementare, nonché segretario e sindacalista della Gilda (scuola). Il ricorso era dovuto alla contribuzione aggiuntiva che, per il ruolo sindacale svolto, secondo il maestro andava inserita nella “quota A” (occupazione fissa e continuativa) e non nella “quota B” (lavoro temporaneo e provvisorio).

In quale delle due quote è giusto inquadrare un sindacalista?

La Corte dei conti non ha dubbi: i contributi da sindacalista devono afferire alla quota B. Questo anche in reagione del fatto che il suddetto maestro-sindcalista aveva beneficiato di un aumento “assai cospicuo” della retribuzione, passando da 2.000 euro mensili a 8.000 euro al mese, proprio nella fase finale della sua carriera lavorativa.

Un aumento la cui tempistica lascerebbe pensare a una tattica per far lievitare la pensione. E per questo i giudici hanno respinto il ricorso, con tanto di spese processuali a carico dell’ex segretario della Gilda.

Pensioni ultime novità (16 luglio 2017): privilegio o diritto acquisito? Poletti rimanda una risposta definitiva alla questione

Non finisce qui. L’Inps ha controllato 119 pensioni liquidate a partire dal periodo 1997-2006, scoprendo che con questi giochetti su quota A e quota B in molti hanno ricevuto pensioni sproporzionate rispetto ai contributi versati, con assegni Inps gonfiati dal 18.9% fino addirittura al 190,9% (quasi il triplo!).

E su questi trattamenti pensionistici ormai non c’è niente da fare, quello che è fatto è fatto. Si può però impedire che il fenomeno continui, visto che ci sono ben 1.400 sindacalisti molto vicini alle loro pensioni.

Come fare?
Ecco l’idea del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “In conclusione sembra di poter dire che anche gli emolumenti sindacali erogati con carattere di fissità e continuità — da individuare in termini generali in via preventiva — vanno valorizzati ai fini del computo nella quota “.

“Ferma restando la necessità di evitare gli abusi del diritto che si possono realizzare attraverso incrementi anomali delle retribuzioni dei rappresentanti sindacali a ridosso del collocamento in quiescenza al solo fine di conseguire sproporzionati ed ingiusti vantaggi in termini di prestazione pensionistica”.

Insomma, un po’ come sulla questione dell’aumento dell’età pensionabile, Poletti parla al futuro, prende tempo, prima o poi si farà qualcosa… forse. Intanto le cose restano come sono, con sommo gaudio dei sindacati, che se la prendono un po’ col presidente Inps Tito Boeri – grande paladino del principio cardine di legare le pensioni ai contributi versati e non ad altri stratagemmi per gonfiarle – e incassano una vittoria grazie al lassismo del ministro Poletti, che rimanda il problema – pur riconoscendolo – a data da destinarsi.

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